CON IL VOTO A FELTRI LO PSEUDO-INDIPENDENTISMO LEGHISTA È SMASCHERATO

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feltri 2di ANONIMO PADANO

Sherlock Holmes era solito ricordare: “I piccoli dettagli sono di gran lunga i più importanti”. L’elezione del presidente della Repubblica Italiana, nonostante la pletora di chiacchiere giornalistiche sull’ovvio, ha regalato, a noi indipendentisti, un particolare tutt’altro che insignificante: mentre la maggioranza votava Sergio Mattarella (eletto come sostituto di Napolitano), mentre i giustizialisti grillini votavano il giudice Imposimato, i leghisti han scelto di dare la propria preferenza a Vittorio Feltri. E non han deciso in solitudine di sostenere l’ex direttore de “il Giornale”, ma lo hanno fatto in compagnia dei “Fratelli d’Italia”, così da rafforzare la liason con quella Giorgia Meloni che di tricolore puzza lontano un miglio.

Vittorio Feltri, per chi ha spirito critico e non si lascia trasporta dalle passioni momentanee (come accade oggi ai veneti, che lo hanno eletto paladino), è colui il quale aveva goduto, e soprattutto cavalcato, dello scoppiare di Tangentopoli, nel vedere le azioni di Di Pietro (al quale dovette poi umilmente scusa per le corbellerie pubblicate), nel diventare un “forcaiolo”. Poi, però, non appena finito a libro paga di Berlusconi, si trasformò in un “garantista” a 360 gradi; guai, per i magistrati, a commettere un errore! Il bergamasco Feltri, inoltre, è stato un attento osservatore della nascita della Lega, l’ha sostenuta con “l’Indipendente”, facendo schizzare le copie del giornale oltre le 100.000 copie, ma dopo che Bossi si mise contro Berlusconi nel ’94, facendo cadere il governo del Cavaliere l’amore finì. Lui, a quei tempi, insultava il Carroccio e la secessione ed i leghisti di lui hanno saputo dire solamente che si trattava di un “traditore” e di un “voltagabbana”. Per avere conferma di quanto riportato, potete rileggere “il Giornale” (e la Padania)  di quegli anni o rivolgervi a Massimo Fini, che il “Vittorioso” lo conosce bene.

Il voto a Feltri, che Salvini ha imposto ai suoi, non ha dunque nulla che richiami all’indipendentismo. Quando la Lega Nord era indipendentista, nel 1994, non votò Scalfaro ovvio, ma fino alla fine diede il suo appoggio a Gianfranco Miglio, una vera bandiera dell’autodeterminazione. Se la Lega Nord (e Salvini) avesse voluto davvero onorare il “famoso” (ma oggi ridicolo) articolo 1 del “suo” statuto, si sarebbe affrancata da una centralista come Giorgia Meloni e – candidato di bandiera per candidato di bandiera, giornalista per giornalista – avrebbe potuto manifestare il suo voto per Gianluca Marchi, che all’indipendentismo ha dato, e continua a dare, un appoggio genuino e incondizionato. 

Per chiudere con le parole del detective inglese citato all’inizio, osservando la Lega non resta che dire che “non c’è niente di nuovo sotto il sole”!

ANCHE I FUMETTI FANNO STORIA

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