di GILBERTO ONETO
Sui libri di educazione civica si dice che le tasse sono il contributo che i cittadini devono dare per il funzionamento della comunità, sono – sia pur in forma generalizzata – il pagamento per servizi che ricevono. Il pagamento di uno specifico servizio o impresa si chiama tassa di scopo.
Quando è stato istituito, il canone Rai somigliava a una tassa di scopo, si pagava per avere un servizio definito. Quando è nata la televisione, si pagava il canone per poter usufruire delle trasmissioni che la Rai, in forma monopolistica, offriva. Quando a trasmettere si sono messi in tanti, la cosa ha cominciato a zoppicare: la Rai ha allora sostenuto che il canone doveva servire a pagare un servizio “culturale” e di informazione che i privati non erano in grado di dare. Inoltre, si diceva, i privati vivono sulla pubblicità. In realtà anche la Rai si è gettata a capofitto nel raccogliere soldi dalla pubblicità, a interrompere le trasmissioni con spot, a inondar
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