di STEFANO BRUNO GALLI
Caro Gilberto,
ci conosciamo da un quarto di secolo, dagli anni dell’avventura editoriale di Etnie, unica e autorevole voce nell’inverno delle autonomie e delle minoranze nell’età della Prima repubblica. Allora ero solo un giovane imberbe e tu un pochino più avanti di me. Ma tra noi due c’è sempre stato quel rapporto aperto, franco e chiaro, come si conviene a due padani veri; rapporto al quale faccio appello in questa sede – seguo e ti seguo sull’Indipendenza – per sviluppare alcune considerazioni in merito al tuo articolo Macroregione padano-alpina: il furbo Formigoni e il ruolo di Maroni.
La «lezioncina» di storia della macroregione padano-alpina (Zerbi, Fanti, Fondazione Agnelli, Miglio: mancava solo il mio amato Putnam) che ha fatto il Presidente Formigoni nel suo sito rispecchiava i contenuti e la struttura di un mio articolo – non citato – di qualche giorno fa, apparso sul Sussidiario. Le date lo certificano. Ovviamente il P
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