CORONAVIRUS, LA FIABA CHE RACCONTERETE AI VOSTRI NIPOTINI

di AURELIO MUSTACCIUOLI

C’era una volta un mondo dove uomini e donne vivevano liberi. Non tutti amavano esserlo, e molti cercavano di rendere gli altri schiavi. Ma tutto sommato la maggior parte delle persone poteva cercare di realizzare i propri sogni. Potevano creare cose, viaggiare, avere amici, cooperare con altri uomini e donne, amarsi.

La vita non era sempre facile, a volte uomini uccidevano altri uomini, a volte i loro progetti fallivano, a volte perdevano la loro vita cercando di fare quello che amavano. E c’erano incidenti, e arrivavano epidemie e calamità.
Ma riuscivano sempre a riprendersi e a ritrovare l’ottimismo.

Poi un giorno arrivò una nuova malattia. Non sembrava estremamente pericolosa, ma accidenti faceva paura, qualcuno poteva morire.
Ma, diamine, c’era stato di peggio, epidemie cattivissime che uccidevano quasi tutti quelli che venivano colpiti. E lo avevano sempre superato. Come? Prendendo le massime precauzioni e rimuovendo dalla loro mente il rischio di morire.

Ma stavolta era diverso. C’erano due fatti nuovi.
Il primo era che la maggjor parte dei popoli si era dato una forma di governo che consideravano ottimale, dove chiunque poteva essere eletto per rappresentare tutti gli altri. E una volta eletto aveva il potere di fare le migliori scelte per il bene di tutti. Era molto confortante, le persone così si sentivano protette. Avevano ceduto la loro libertà ma senza accorgersene, i sacrifici che chiedevano i loro rappresentanti in fondo erano per il bene di tutti.
E poi c’erano meravigliosi strumenti di comunicazione e di informazione. In qualunque parte del mondo tutti sapevano tutto, vedevano tutto e potevano essere raggjunti dalla propaganda dei loro governanti.

E fu così che iniziò la paura.
Una malattia che in altri momenti della storia sarebbe stata superata senza neanche accorgersene, li mise di fronte alla loro paura più grande, la paura di morire.
Iniziarono a chiedere ai loro governanti di proteggerli. Perché nessuno doveva morire. E i loro governanti li chiusero in casa. Dissero che era per il loro bene, per proteggerli.
E loro, che avevano perso l’anticorpo più potente di tutti, l’amore per la libertà, si fecero imprigionare.
Doveva essere per poco, in fondo.

Ma gli uomini avevano perso la capacità di provvedere da soli alla loro vita. Ormai era tutto interconnesso, la specializzazione e la cooperazione erano necessari per garantire la sopravvivenza. Tutto questo però aveva bisogno di una cosa, senza la quale nessuno poteva più cooperare con gli altri.
La libertà. Quella alla quale avevano volontariamente rinunciato.

Questa volta non ci fu bisogno di un meteorite.

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