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Ecco il 182° segnale della ripresa: in 5 anni, 104 miliardi di tasse in più

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di LUIGI CORTINOVIS A fronte della propaganda a cui fanno riferimento i media del regime democratico e filo-governativo, c'è sempre una qualche contropartita critica, che se i grandi mezzi di comunicazione cercano di nascondere, il Web riporta alla luce.  Una delle ultime barzellette di Renzi, lanciata un paio di settimane fa - e ripetuta di quando in quando nei talk show televisivi dagli scherani di governo - è che il governo abbasserà le tasse di 45 miliardi. Una promessa del presidente del consiglio, l'ennesima. Tagliamo corto: sarà davvero così? Intanto, partiamo da una considerazione: come nella migliore tradizione dei governi italiani tutti, la spesa pubblica non solo aumenta, ma è diventata praticamente incomprimibile. E persino il tetto del 3% (ce lo chiede l'Europa) è difficilmente rispettabile, dato che le coperture inserite nei bilanci dello Stato sono "aleatorie", quando non ridicole. Ergo, dove vanno a prendere i soldi i governanti? Dove sono sempre anda
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1 COMMENT

  1. Occorre sempre ricordare che la crisi italiana non è nata nel 2007 per il fallimento della Lehman Borthers e neppure nel 2002 con l’entrata nell’Euro (da allora il Pil non è più cresciuto) ma nel lontano 1992 con il governo tecnico Amato-Ciampi che impose un aumento considerevole della tassazione al punto tale che Berlusconi nel 1994 promettendo un calo della tassazione (mai avvenuto…) vinse le elezioni.
    Pertanto il decantato taglio delle tasse promesso berlusconianamente da Renzi dovrebbe essere di portata tale da riportare il livello di tassazione ai livelli ante 1992 rapportati alla crescita (o decrescita ) del PIl.
    Visti i livelli di spesa pubblica la missione è semplicemente impossibile, al massimo ci sarà qualche taglio di decimo di percentuale compensati da aumenti in altri campi (tasse locali, ecc) o del debito pubblico.

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