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Giappone, shinzo abe promette più tasse e cartamoneta per tutti

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Abedi MATTEO CORSINI

Appena confermato al vertice del partito liberaldemocratico per altri tre anni, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha promesso di “intensificare le misure di politica economica”, con l’obiettivo di portare il Pil nominale a 600.000 miliardi di yen. Si tratterebbe di una nuova fase della cosiddetta Abenomics, fatta per lo più da deficit di bilancio, politica monetaria ultraespansiva da parte della banca centrale e, in misura molto minore, dalle cosiddette riforme strutturali (concetto che, come in Italia, vuol dire tutto e niente, ma serve a riempire talk show e giornali).

Da quando Abe è primo ministro (fine 2012) il Pil nominale del Giappone è aumentato complessivamente del 5.8 per cento, ossia in media del 2.3 per cento annuo. Per raggiungere i 600.000 miliardi di yen dovrebbe crescere del 20 per cento dai livelli di fine giugno scorso (considerando i dati trimestrali annualizzati pubblicati dall’ufficio di statistica giapponese).

Si tratterebbe, in un triennio, di una crescita media annua del 6.3 per cento, ben 4 punti in più rispetto a quanto fatto finora. Generalmente i governi si danno degli obiettivi in termini di crescita del Pil reale (ossia depurato da una qualche misura di inflazione), ma Abe ha un disperato bisogno di gonfiare il Pil nominale perché, tenendo artificialmente schiacciato il costo del debito grazie al quantitative easing, spera di ridurre il rapporto tra debito e Pil, attualmente allo stratosferico livello del 246 per cento.

Considerando che, nonostante politiche fiscali e monetarie espansive, la crescita reale del Pil è altalenante, alternando trimestri a segno positivo e altri a segno negativo, per ottenere una crescita nominale superiore al 6 per cento annuo sarebbero necessari almeno 5 punti di inflazione (intesa come misurata dai deflatori utilizzati nel calcolo del Pil reale, ossia inflazione sui prezzo al consumo). Ciò significa che, tra non molto, la cosiddetta Abenomics potrebbe essere potenziata nella sua parte fiscale e, soprattutto, monetaria. In pratica, se già oggi la Banca del Giappone inonda il sistema di yen per l’equivalente di circa 50 miliardi di euro al mese, domani potrebbe addirittura aumentare la dose. Il tutto sulla base della convinzione che quello che non ha risolto i problemi del Giappone negli ultimi 25 anni li risolverà nei prossimi; basta aumentare il dosaggio.

Robe da pazzi, che con ogni probabilità non faranno altro che peggiorare la situazione. Ma c’è da stare sicuri che, a fronte di risultati deludenti, la soluzione sarà aumentare ulteriormente il dosaggio. Il limite sarà raggiunto solo quando si innescherà una crisi di fiducia nello yen da parte degli stessi giapponesi. Non dico che sarà domani, ma non si può sostenere che ciò non accadrà mai, come pure sembrano ritenere i tanti ammiratori della Abenomics.

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1 COMMENT

  1. La mentalità del samurai.
    Questo maneggia la politica monetaria come se fosse una katana.
    Stanno intonacando e verniciando l’edificio.
    Ma sotto, la struttura portante è sfatta.

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