GLI ITALIANI, LA “NUOVA NORMALITA’ E LA MORALE SESSUALE

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di ANDREA MACCIÒ

Tra gli aspetti meno indagati della rivoluzione introdotta nella vita delle persone dalla cosiddetta “nuova normalità” c’è la sostanziale demonizzazione del contatto fisico tra persone non conviventi.

L’Italia è, per usare una metafora cara ai media mainstream, in “prima linea” nella crociata morale contro il contatto fisico tra non “congiunti”, tanto che in un mio articolo recente ho parlato della nascita di una nuova forma di sottile discriminazione: il conviventismo. Perché l’Italia è fra i paesi che si sono distinti nel trasformare una questione sanitaria in una crociata morale contro determinati stili di vita e comportamenti?

Molte risposte le troviamo nel bel libro “Ancora Bigotti. Gli italiani e la morale sessuale” del linguista Edoardo Lombardi Vallauri (2020). Lombardi Vallauri ricostruisce la storia sociale della morale sessuale, dalle basi biologiche alla morale religiosa, fino alla paradossale situazione attuale, nella quale la morale sessuale tradizionale imperversa ancora nonostante una sostanziale laicizzazione della società.

Come aveva pronosticato Michel Foucault, la modernità occidentale si è costituita laicizzando la “direzione di coscienza” tipica del pastorato cattolico (Foucault, 2001): i nuovi pastori sono gli scienziati, in particolare, nell’analisi di Foucault, gli psichiatri. Con la politica covidica emerge in maniera palese quanto Foucault ci avesse visto lontano: si è rotto il legame tra razionalità scientifica e libertà individuale caratteristico della modernità.

Ma qual è la specificità italiana? Da tempo “gli italiani pur non riconoscendosi più esplcitamente nella morale sessuale della Chiesa Cattolica, continuerebbero a seguirla per una serie di motivazioni meschine: sarebbe comoda, lusingherebbe pregiudizi arretrati, discriminerebbe la donna, sarebbe infine una buona scusa per pigrizia, egoismo e aridità nei rapporti umani”.

Il nostro paese, ricordiamolo, è quello che ha dato avvio alle politiche chiusuriste in Europa con la conferenza stampa di febbraio nella quale il Premier comunicava la “chiusura” di 14 comuni del lodigiano, anche se casi di Covid-19 erano già stati isolati sia in Italia sia in altri paesi europei. L’Italia ha il poco invidiabile primato di aver trasformato una questione sanitaria in una crociata politico-morale. Perché?

La spiegazione la troviamo nel libro di Lombardi Vallauri. Per Lombardi Vallauri ci sono società, prima fra tutte la Svezia nella quali il rispetto delle regole riguarda essenzialmente la sfera collettiva. E altri come l’Italia, nel quale l’attenzione al rispetto delle regole è incentrato essenzialmente sui comportamenti privati: un paese nel quale guardiamo con ammirazione chi parcheggia in doppia fila o vince il concorso con una raccomandazione, ma guardiamo con sospetto una persona omosessuale, eterosessuale, ma con un’amante molto più giovane (specie se donna) o una donna con molti uomini. Un paese nel quale è ancora frequentissimo l’insulto “troia” o “puttana” rivolto a una donna, insulto che non allude al fatto che quella donna eserciti la prostituzione, ma che ha funzione meramente provocatoria, come sottolinea la filosofa Judith Butler.

Possiamo notare come agli estremi delle risposte politiche al Covid-19 si collochino appunto la Svezia, che ha delegato quasi tutto alla responsabilità individuale limitandosi a normare la prossemica degli spazi pubblici, e l’Italia, nella quale abbiamo sentito un premier distinguere fra “fidanzamenti” ufficiali e ufficiosi (il discorso della fase 2, Aprile 2020), ministri della Repubblica andare in televisione a confidare nella delazione dei vicini circa le persone ospitate in case altrui, e continuamente sentiamo calde raccomandazioni a non frequentare persone non conviventi.

La sessualità è il grande rimosso della corona-politica italiana: l’implicito di questo discorso è che i single o le persone non conviventi abbiano il dovere sociale di praticare astinenza sessuale. “Il sesso disturba perché è l’incarnazione di una libertà che dà fastidio in un mondo di servi, consapevoli e inconsapevoli” ed è in Italia anche il grande rimosso delle proteste contro le politiche covidiche.

Se la questione dell’attacco alla libertà economica è stata sollevata, anche se in ritardo, e poi messo parzialmente a tacere con una pioggia di ristori e sussidi, quello della libera autodeterminazione delle persone in campo affettivo e sessuale è ancora sostanzialmente tabù.

Qua ancora Lombardi Vallauri ci viene in soccorso ricordando che una delle funzioni storiche della morale sessuale è quella sanitaria: la monogamia sarebbe funzionale al “contenimento” (per usare un termine oggi di moda) delle malattie sessualmente trasmissibili. E infatti da marzo si pone un’enfasi spropositata nell’evitare baci, abbracci e contatti sessuali con non conviventi, con in prima fila gli scienziati e il paradosso che la natura apparentemente laica di questo scientismo che assume caratteri parareligiosi non abbia suscitato reazioni particolari fra ambienti normalmente fortemente reattivi contro tesi simili espressi da prelati o religiosi.

Fra gli altri temi trattati da Lombardi Vallauri, c’è anche la progressiva istituzionalizzazione del mondo omosessuale all’interno della morale sessuale monogamica. Secondo l’autore, questo avrebbe in qualche modo permesso al nostro paese di superare almeno parzialmente l’omofobia prima della sessuofobia in sé.

Nell’interessante articolo “Salire a compromessi. Capire le non monogamie etiche” (Salucci, 2020) una giovane attivista di Torino ci racconta le possibilità alternative a quella che Manzotti definisce la dittatura della monogamia, cercando di definire un approccio poliamoroso come non monogamia etica.

Per non monogamia etica si intendono quegli orientamenti che consistono nell’avere più relazioni sessuali con più persone contemporaneamente, con il consenso di tutte le persone coinvolte. Si tratta della stessa conclusione a cui arrivano Lombardi Vallauri e Manzotti “che fanno di male le persone adulte e consenzienti che, in qualsiasi combinazione di genere e numero, traggono piacere dai loro corpi attraverso quelle attività che chiamiamo atti sessuali”? (Manzotti, 2020). Ed è proprio questo il punto nel quale la morale sessuale tradizionale e monogamica si incontra con la politica covidica.

Come ho ampiamente dimostrato in un mio lavoro autoprodotto e come afferma anche Manzotti in diversi articoli, tutta la narrazione della “seconda ondata” è stata una profezia che si autoavvera, una sorta di punizione soprannaturale contro i peccati dell’estate. “Paghiamo adesso il liberi tutti estivo”, i cosiddetti assembramenti, la movida, i baci, la ritrovata socialità dopo tre mesi di isolamento, i nuovi amori, gli incontri sessuali occasionali, è un ritornello che sentiamo quotidianamente, mentre gli “esperti” affermano che il virus ha un’incubazione di circa due settimane.

Un “errore da non ripetere nelle Feste di Natale”, affermano in coro il premier, i ministri, i governatori di ogni colore e gli scienziati del Cts. E l’Italia è in prima fila a chiedere regole comuni alla Ue che impediscano il più possibile l’incontro fra persone sconosciute, come dimostra l’incomprensibile crociata italiana contro la riapertura delle piste da sci.

Il lavoro di Lombardi Vallauri ci fornisce quindi una chiave di lettura sulle funzioni sociali della morale sessuale, ormai priva di ogni riferimento alla religione. Un conto è un individuo che segue una propria etica personale anche rigorosa per motivi religiosi e con convinzione, un conto è l’uso strumentale che si sta facendo della morale sessuale di stampo tradizionale con la finalità di implementare un controllo sociale invasivo sulle persone.

E lo stesso Vallauri ci ricorda che, come è sempre accaduto, le donne sono il primo bersaglio di ogni “stretta” sulla morale sessuale. Anche in questo nel mio lavoro sottolineo come bersaglio della campagna morale della politica covidica siano state soprattutto le donne (Macciò, 2020b)

In definitiva, si tratta di dire che il Re è nudo. Non c’è nulla di realmente scientifico nelle risposte emotive e moraleggianti che l’Italia, assieme alle società che Lombardi Vallauri definisce del gruppo B, hanno dato alla diffusione del Covid-19.

Per questo tipo di paesi, che tendono a regolamentare non tanto gli spazi collettivi quanto i comportamenti personali, è in qualche modo naturale associare la “seconda ondata” alla dissolutezza dei comportamenti individuali. Una punizione per i peccati, non più tanto contro una divinità trascendente, ma contro la neo-divinità laica di una scienza incapace di mettersi in discussione (come imporrebbe il metodo scientifico) e contro una morale comune ancora bigotta.

Riferimenti Bibliografici

Butler J. (2010) Parole che provocano. Per una politica del performativo, Cortina, Milano

Foucault M. (1994) Omnes et singulatim, trad.it 2001 in Biopolitica e liberalismo, raccolta di testi a cura di O. Marzocca, Milano, Medusa

Lombardi Vallauri E. (2020) Ancora Bigotti. Gli Italiani e la morale sessuale, Einaudi, Torino, 2020

Macciò A. (2020) Il conviventismo, in www.leoniblog.it

Macciò A. (2020) L’odio dei giusti. Retorica vittimaria, hate speech e violenza linguistica nella società covid-centrica, testo autoprodotto

Manzotti R. (2020a) #Iostoacasa. Come la paura e la mancanza di ragione uccidono la democrazia, www.leoniblog.com 8 aprile 2020

Manzotti R. (2020b) Il nuovo bigotto (volgarmente detto restoacasista martire: io sono meglio di te perché godo di meno) www.leoniblog.com, 6 Maggio 2020,  anche su www.riccardomanzotti.com

Manzotti R. (2020c) Il nostro approccio al coronavirus figlio di una deriva salvifico/moralista, www.controradio.it, 15 Maggio 2020,  anche su www.riccardomanzotti.com

Manzotti R. (2020d) La dittatura della monogamia, in www.doppiozero.com, novembre 2020

Salucci M.V. (2020) Salire a compromessi. Capire le non monogamie etiche con l’attivista Polycarenze, in www.luz.it

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