di GERARDO COCO
Con il voto del 24 giugno scorso, la Gran Bretagna ha deciso di abbracciare il resto del mondo e la globalizzazione senza passare per l’Unione Europea. Il voto segna uno spartiacque tra globalizzazione e centralizzazione. Dopo il Brexit dobbiamo aspettarci, più autonomia, più sussidiarietà più decentramento del potere politico e i partiti politici tradizionali devono prendere atto di questo trend e adattarsi. L’Europa non è una nazione ma un continente, una babele di lingue e culture dove è impossibile creare una base di consenso popolare e un sentimento di appartenenza comune. Assurdo cercare di tenerla unita whatever it takes. Ma siccome nessun politico è disposto a riconoscerlo l’Unione perirà tutta insieme in modo traumatico. Altro che Brexit.
Una stupida e ignobile propaganda afferma che senza centralizzazione ed unione politica ci sarebbe il caos, ma è esattamente il contrario e gli argomenti contro il Brexit hanno toccato il ridicolo. Alla vi
Non mi accaloro particolarmente.
Ma sono contento che, nonostante i tempi lunghi, sia stato dimostrato che dalla Ue si possa uscire.
Sarò più soddisfatto quando ci sarà la dimostrazione che la GB se la caverà egregiamente e meglio di quando era parzialmente in Ue.
la contestazione e’ popolare nei confronti di uno strapotere delle banche e l’invadenza asfissiante di una costosissima burocrazia che incombono sull’anelito alla liberta’ che e’ l’anima di ogni popolo che ancora si sente tale.
Sono d’accordo senz’altro. Ma segnalerei il fatto che nello spirito di numerosi (non tutti) i founding fathers della UE vi era uno spirito davvero liberale, creare uno spazio libero di circolazioni di merci e uomini, ed in effetti questo è riuscito. La domanda da porsi: per mantenere un simile, immenso avanzamento della civiltà, era necessario (tentare di) creare un immenso e inutile Leviatano. Purtroppo, forse sì, e forse dazi e confini sono ancora “garanzie liberali”. Con cordialità.