di PIETRO AGRIESTI
Approfondendo la riflessione sul libero mercato e sul sistema dei prezzi vado sempre più convincendomi che i prezzi sono una lingua e che il mercato possa essere paragonato a una comunità di parlanti.
Non si tratta di tesi mie originali ovviamente, ma di tesi già sostenute da Hayek, Mises, Rothbard e dalla Scuola Austriaca di Economia.
Nel parlare di ordine spontaneo o catallassi e nel cercare di dimostrare che importanti istituzioni umane possono nascere, svilupparsi, crescere, adattarsi, cambiare, aggiornarsi e funzionare in tutta la loro complessità, senza pianificazione statale e interventismo politico, uno degli esempi che tipicamente viene avanzato è quello della lingua.
Se si porta avanti il paragone nel merito, si può arrivare a dire che gli interventi politici sui prezzi, sono veri e propri interventi censori, che ledono la libertà di espressione e di associazione. Non una “semplice” questione economica.
In un saggio che ho tradotto
Non solo sono veri fascisti gli interventisti in economia ma anche quelli in linguistica. All’epoca del fascismo mussoliniano era vietato dare del “lei” perché bisognava dare del “voi”; era vietato dire “democratico” perché bisognava dire “plutocratico”; i nomi di Louis Armstrong e Benny Goodman dovevano essere pronunciati come Luigi Braccioforte e Beniamino Buonuomo. In merito lasciamo immaginare a chi legge quante risate provocarono le proposte satiriche di cambiare il termine “ciambellano” in un aver bello qualcos’altro. L’imposizione di un nuovo linguaggio è fascismo allo stato puro e il voler agire sul linguaggio in modo coercitivo anche ai giorni nostri, dimostra l’assimilazione di questi aspiranti totalitaristi al fascismo. Così come altrettanto fasciste sono le manifestazioni di intolleranza nei confronti di chi si oppone alla prepotenza linguistica, tipo quella di dare del fascista all’antifascista solo perché non vuole sottostare alle sue illegittime pretese. Fascismo è sinonimo d’intolleranza in tutte le aree geografiche, non solo nelle zone salentine e lucane. Se mi si chiede il perché della citazione di queste zone, ho la risposta facile: è lì che si trovano le… Murge.