di GILBERTO ONETO “Lo vedi, ecco Marino/la sagra c’è dell’uva/fontane che danno vino/quant’abbondanza c’è. Appresso vi è Genzano/cor pittoresco Albano/su viett’a divertì/ Nannì Nannì”. È il refrain della canzonetta “’Na gita a li Castelli” che è stata resa famosa da Ettore Petrolini e Claudio Villa, e che fa parte del patrimonio culturale di Roma, assieme ad altri capolavori come “La società de’ li magnaccioni”, quella del: “Ma che ce frega, ma che ce ‘mporta”. Il piccolo capolavoro di letteratura pelasgica non si riferisce al nuovo sindaco dell’Urbe, anche se l’elegante testo è stato in qualche modo profetico. Ignazio Marino, non è un “romano de Roma” come Caio Gregorio, il guardiano del Pretorio, e neppure come il suo predecessore che – a onta di un cognome inutilmente germanico – era proprio romano di faccia e di cuore. Marino è globalizzato: di madre svizzera e padre siciliano, è nato a Genova, si è laureato a Roma ed ha lavorato all’Università di Pittsburgh da cui se ne è venuto…















24 Comments