IL CITTADINO ITALICO E’ CONSIDERATO UN SEMPLICE SERVO

di ENZO TRENTIN

Sembra che le istituzioni italiane non siano fatte per dare servizi al pubblico, ma sia il cittadino fatto per servire lo Stato e la sua burocrazia. Si prenda in considerazione, per esempio, l’irresponsabile demagogia grillina, grazie alla quale sembra che non sia la politica a dettare le linee di comportamento, bensì la burocrazia a suggerirne l’ignavia.

Infatti la domanda che ci poniamo è: quale esperienza personale, preparazione tecnica o culturale, e quanto altro (ambiente di provenienza, tradizioni, condizioni, circostanze) concorre alla formazione di una persona (in lingua inglese sintetizzato in background) come il signor Luigi Di Maio ora ministro degli esteri, mentre in precedenza era stato ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali, nonché vicepresidente del Consiglio dei ministri nel Governo Conte I.

L’inadeguatezza (eufemismo) di questo ministro degli esteri ha mantenuto l’Italia nel ruolo di spettatrice nel Mediterraneo, dove scorrazzano russi, americani, egiziani, turchi, nonché gli scafisti libici che partono dalle spiagge controllate dal Generale Haftar. Da anni l’Italia chiede all’Unione Europea una modifica in modo che non solo i Paesi di “primo approdo”, ma anche tutti gli altri si facciano carico della ripartizione dei migranti e rifugiati e, la riforma approvata dalla Commissione Europea, ma che però ora deve essere approvata dal Parlamento Europeo, prevede proprio “la redistribuzione obbligatoria tra tutti i Paesi Europei delle persone salvate in mare o arrivate via terra dai Balcani”.

E ancora, sebbene la notizia sia passata in sordina sulle reti televisive italiane c’è un fatto gravissimo, di cui nel tempo dovremo subire le conseguenze da un punto di vista geopolitico ed economico, è avvenuto il 17 agosto 2020 a Tripoli. I responsabili della difesa turco Halusi Akar e quello del Qatar Khalid al Attyha hanno firmato un accordo con il premier di Tripoli Fayez Al Serraj (che l’Italia sostiene) grazie al quale parte del porto di al-Khums verrà trasformato in una base navale turca con una concessione di 99 anni. In base allo stesso accordo l’aviazione militare turca potrà utilizzare la base aerea di al-Watya nella Tripolitania Occidentale.

In precedenza, a febbraio 2018, si è conclusa nel peggior modo possibile per l’Italia la vicenda della Saipem 12000, la piattaforma navale che per conto dell’Eni doveva esplorare le acque di Cipro alla ricerca di idrocarburi. Nonostante operasse sulla base di un accordo con le autorità greco-cipriote in una zona economica esclusiva a sud dell’isola (a largo della città di Limassol), le attività di Eni sono state impedite da un blocco navale da parte della Turchia, che controlla la parte nord di Cipro ma rivendica sovranità territoriale su porzioni di mare che promettono di essere ricche di gas naturale.

Se questi sono gli allori conquistati nel Mediterraneo, migliore sorte l’Italia non ha ottenuto con la Cina attraverso la firma del memorandum sulla Nuova Via della Seta nonostante le perplessità della Lega e il disaccordo degli Stati Uniti. La Belt and Road, per intenderci, non è un accordo tra pari ma tra un’autorità portuale e lo Stato cinese attraverso il gruppo China Communication Construction Company (CCCC ). Il fu Celeste Impero dunque mette le mani su uno dei più importanti snodi portuali del Mediterraneo. E per altri porti sono in trattativa: Taranto, Genova, Venezia e qualche altro ancora.

Ma non è tutto: Trieste gode non solo dello status di porto franco (concesso nel 1719 dall’Imperatore Carlo VI d’Asburgo) ma anche dell’extraterritorialità, ai sensi del Trattato di Parigi del 1947 (L’articolo 34 dell’allegato VI di tale Trattato attiva il Porto Franco internazionale di Trieste.) firmato dall’Italia con le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale. A tutelare il rispetto di questo trattato ci sono il Regno Unito e gli USA. Qui è bene aprire una chiosa, perché il Movimento Trieste Libera da anni rivendica inutilmente uno Stato indipendente [ https://blog.triestelibera.one/porto-franco-internazionale-di-trieste ] costituito all’entrata in vigore del Trattato di Pace con l’Italia firmato a Parigi il 10 febbraio 1947.

Nel caso in cui i progetti del gigante asiatico subissero l’ostruzionismo di GB e USA, garanti del predetto Trattato, Pechino potrebbe far valere l’extraterritorialità del porto di Trieste (extraterritorialità valida per i cinesi, ma non riconosciuta ai triestini del Movimento Trieste Libera) scontrandosi contro gli inglesi e gli americani. L’Italia a questo punto si troverebbe ad essere il campo di battaglia di potenze straniere senza aver alcuna voce in capitolo. In pratica, cambia il padrone ma gli italiani rimangono ugualmente servi.

Sul piano della tanto sbandierata democrazia diretta c’è anche l’inadeguatezza (eufemismo) del dottor (è laureato in Giurisprudenza) Riccardo Fraccaro. Dal 5 settembre 2019 sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel governo Conte II con funzioni di segretario del Consiglio dei Ministri. Già segretario dell’ufficio di presidenza della Camera dei deputati nella XVII legislatura, dal 1º giugno 2018 al 5 settembre 2019 è stato ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta nel Governo Conte I.

Costui ha presentato due disegni di legge come primo firmatario: uno di questi, in materia di conflitti di interessi, è confluito in un testo unificato ed è stato in seguito approvato alla Camera, ma non al Senato. Quindi nulla di fatto. L’altro riguarda l’introduzione e il potenziamento degli strumenti di democrazia diretta. Il ministro, come suo primo atto, ha interpellato l’Agenzia delle entrate in merito all’ambigua interpretazione da parte delle amministrazioni locali della legge in materia di tassa sull’occupazione di suolo pubblico, formulando esplicita richiesta di esentare da imposta di bollo l’esercizio degli strumenti di democrazia diretta. L’ente ha emesso una risoluzione azzerando i costi a carico dei cittadini per presentare referendum, leggi di iniziativa popolare, istanze e petizioni. Ovvero, la riforma consiste nell’esentare dal pagamento della marca da bollo chi occupa il suolo pubblico per raccogliere le firme di sottoscrizione per presentare un referendum. Capirai!

Anche attraverso l’opera di questi rappresentanti istituzionali l’«uomo qualunque» ricava la sensazione che chi determina l’agenda politica è la burocrazia. E a questo proposito, forse, vale la pena di rileggere quanto Aldo Canovari ha scritto sul quotidiano Il Foglio, del 28 febbraio 2014, con il titolo: “Ghigliottiniamo l’alta burocrazia!”.

«La “cupola” al vertice della casta statale è costituita da circa 500mila/un milione di persone retribuite mediamente cinque volte di più rispetto agli altri paesi occidentali, con redditi e pensioni superiori dalle 10 alle 30 volte quelle di molti lavoratori privati. Queste stesse persone, inoltre, decidono quale debba essere la tassazione necessaria per conservare o accrescere i propri privilegi. Il meccanismo di cui costoro si servono per alimentare i propri stipendi è fondato su metodi fiscali estorsivi a danno dei lavoratori non garantiti (accertamenti induttivi fondati su semplici presunzioni, spesometro, redditometro, tassazione su redditi non conseguiti, solve et repete, ecc.): pratiche incivili e vessatorie sancite dalla legge e supinamente accettate da chi le subisce.»

Insomma l’«uomo qualunque» guarda con commiserazione alla sceneggiata di una piccola politica incapace, che ha abbassato il livello di civismo e moralità. E dove l’ideale di certa imprenditoria (in ultima analisi quella che paga le spese dello Stato attraverso le imposizioni) è uno Stato che dirige le danze e dove i privati competono più per i favori statali che per le preferenze dei consumatori.

Con le elezioni del 2020 sembra poi tramontata l’idea indipendentista conseguente all’irriformabilità dello Stato italiano. In quest’ultima chiamata alle urne si sono definitivamente smascherati gli Alberto Sordi della politica peninsulare. Gente che ha dimostrato di avere una sicumera più simile a quella di Joseph Goebbels, ministro della Propaganda del Terzo Reich dal 1933 al 1945; piuttosto che la statura politica di David Ben Gurion fondatore di Israele (il 14 maggio 1948) e prima persona a ricoprire l’incarico di Primo ministro del suo Paese.

I rifiuti elettorali indipendentisti non hanno mai definito i loro obiettivi politico-istituzionali brandendo gli ideali anche a costo di ignorare gli errori commessi. Non sono mai stati bravi a raccontare la propria storia perché poco inclini all’autocritica. Mai accostando politica ed etica per un risultato convincente.

Prendiamo l’esempio di un princìpio cardine che si snoda lungo il secolo di istituzione degli organismi internazionali: il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Questo princìpio racchiude i Quattordici punti enunciati dal presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson alla fine della Prima guerra mondiale come programma ove collocare il Trattato di Versailles del 1919, l’accordo di pace tra la Germania e le forze alleate che avvalla l’istituzione della Società delle Nazioni.

«I Quattordici punti si applicano alle Nazioni cosiddette civilizzate», hanno puntualizzato autorevoli studiosi. «Le aspirazioni dei popoli riemersi dalle rovine dell’impero Ottomano sconfitto dalla Prima guerra mondiale sono parzialmente riconosciute dal Trattato di Versailles, per poi essere soffocate da una serie di accordi tra grandi potenze e rimpiazzate dai mandati di forza protettrice conferiti alla Francia e alla Germania in Vicino Oriente. I mandati sono l’espressione dell’imperialismo occidentale. E questo regime coloniale violento e oppressore porta avanti la sua lotta contro i movimenti indipendentisti che proliferano in Asia, Africa e in Medio Oriente.»

Ma tenendo conto del contesto dell’epoca, come avrebbe potuto essere un macchinario di emancipazione progressista dove il diritto dei popoli all’autodeterminazione avrebbe potuto essere interamente rispettato, visto che la volontà delle potenze vincitrici della Prima guerra mondiale, era la volontà  degli imperi coloniali. Caso analogo anche per la Nazioni Unite; anche se l’organizzazione ha integrato le vecchie colonie e funto da cassa di risonanza per i movimenti indipendentisti, il suo carattere universale si ferma al confine tracciato dai suoi Stati membri, primi tra tutti quelli che siedono nel Consiglio permanente di sicurezza dell’ONU.

Nell’odierno assetto mondiale dei grandi blocchi, chi si isola con il suo nazionalismo, o pensa di fare da sé con la sua economia, è destinato a fallire e a scomparire. Ma grazie all’inadeguatezza (eufemismo) dei sedicenti indipendentisti alla caccia di una “carega” nelle istituzioni italiane non si è mai cercata una legittimazione e/o un appoggio internazionale.

Per tornare all’inadeguatezza (eufemismo) dello Stato Italiano, in questi ultimi giorni alcuni avvocati, fiancheggiati da molti cittadini, hanno cominciato a depositare presso le Procure della repubblica, le stazioni dei carabinieri e i Commissariati di polizia, una denuncia di ben 29 pagine, per invitare la magistratura ad appurare se vi sia o meno il più grave attacco alla libertà, la sicurezza e l’incolumità dei cittadini italiani verificatosi a far data dalla caduta del fascismo. Responsabili ne sono anzitutto, in concorso tra loro, i membri del governo della Repubblica Italiana che possono essere sin d’ora indicati principalmente ma non esclusivamente nelle persone del Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe CONTE, il Ministro della Salute Roberto SPERANZA, il Ministro dell’Interno Luciana LAMORGESE, il Ministro dell’Istruzione Lucia AZZOLINA nonché il Direttore del Dipartimento della Protezione Civile Angelo BORRELLI e il Commissario Straordinario Domenico ARCURI, tutti domiciliati presso le rispettive sedi di servizio, salvo gli altri concorrenti nel reato e soci del pactum sceleris che saranno accertati dalla Procura della Repubblica, in relazione alla vicenda relativa alla presunta pandemia da Covid-19.

Ma l’inadeguatezza (eufemismo) della magistratura lascia molti cittadini sconcertati. Ogni anno, in Italia, Ciambellani ammantati d’Ermellino sfilano in Pompa Magna e scettro d’oro all’inaugurazione dell’anno giudiziario e decantano le lodi di una magistratura che in realtà è al punto minimo di decoro, i sondaggi dicono che solo il 25% degli Italiani si fidano della loro magistratura e non è detto che non siano numeri gonfiati! Descrivono le pecche del sistema e le condanne della Corte Europea per le manifeste violazioni del Diritto comunitario come se la responsabilità non fosse la loro, ma dei pescivendoli all’angolo! Nascondono gli appannaggi straordinari, le prebende, gli incarichi d’oro, gli stipendi superiori a quelli di ogni altro magistrato Europeo, e le proteste delle vittime della malagiustizia che si rivolgono come ultima spiaggia alla Corte Europea ottenendo la condanna dello Stato Italiano che negli ultimi anni ha pagato, con soldi pubblici, circa 800.000.000 di Euro di danni, più le multe somministrate per le ripetute violazioni, l’ultima di Euro 40.000.000 della Sentenza C379/10 per non essersi ancora dotata di una legge che rendesse responsabili i giudici per la mancata valutazione delle prove anche in assenza di dolo o colpa grave!

Purtroppo ci sono ancora in circolazione personaggi politici protagonisti d’ogni tipo di influenza che spesso sono soli con il loro presunto potere, vanesi e privi di verifiche concrete sul loro operato, si sono circondati di cortigiani altrettanto vanesi e stupidi che accettano la sudditanza e la soggezione per poterne cogliere i benefici, senza alcuna cura del danno che provocano con i loro comportamenti. In sostanza mancano quei leader che si circondano di collaboratori sinceri, di quei folli che hanno il coraggio di professare il vero… di gridare: «Il Re è nudo!»

Presumibilmente andrebbe recuperata l’esperienza creativa del Rinascimento che è stata attuabile solo grazie allo straordinario accumulo spirituale reso possibile dal Medioevo cristiano. La fioritura artistica rinascimentale è stata infatti il prodotto dell’incontro tra le energie spirituali medievali e la “scoperta delle forze dell’uomo e del loro libero gioco” avvenuta con l’umanesimo.

È necessario arrivare al rifiuto della logica predatoria dell’imposizione fiscale, la denuncia dell’inamovibilità e irresponsabilità della classe politica, la dittatura delle maggioranze, la farsa del controllo dei governanti da parte dei governati. Intervistato su questo tema, Gianfranco Miglio affermò che lo Stato moderno non è solo inefficiente e immorale, ed anche superato: «Lo Stato moderno è in pieno declino. Il nostro compito è saper riprendere la tradizione autentica dell’Europa delle città, dell’Europa del periodo anseatico… si trattava di città indipendenti che facevano capo al Sacro Romano Impero soltanto per dirimere conflitti tra di loro. L’Europa dell’avvenire non è l’Europa dello Stato moderno, che ha prodotto le guerre spaventose del nostro secolo. Tutto questo è da dimenticare.»

Il diritto di resistere

Nell’ottica del diritto di resistenza, è possibile capire anche la natura e rintracciare l’origine del diritto di secessione. Secondo l’intera dottrina politica occidentale, il diritto di resistenza sorge quando un governo assume atteggiamenti tirannici verso i propri cittadini. Esso può addirittura divenire diritto alla resistenza armata – all’insurrezione – se non vi è altra via per eliminare l’oppressione cui il popolo è sottoposto. «In tutti gli ordinamenti “liberi” – scriveva Miglio – viene generalmente riconosciuto il diritto dei cittadini a “resistere” a una costrizione illegittima. Ma questo “diritto di resistenza” – che si trasforma presto in “diritto di insorgere” – è giustificato soltanto nei confronti di una autorità tirannica, verso detentori del potere che non riconoscano ai cittadini (trasformati in sudditi) le garanzie e le prerogative rispettate invece negli altri paesi civili: e che tale comportamento iniquo assumano originariamente oppure violando i patti conclusi e sospendendo l’ordinamento vigente.»

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