IL DEBITO È UN IMPEGNO, UN PRESTITO CHE DEVE RESTITUIRE

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debito siciliadi GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

A seguito delle vicende della Grecia, culminate con il referendum, ma non ancora terminate, abbiamo letto e sentito valanghe di chiacchiere che hanno spaziato nell’intero campo dell’opinabile. Ritengo indispensabile, a questo punto, sintetizzare la situazione, passata e futura, in modo da contribuire all’opera di evitare ulteriori vani discorsi e meraviglie.

Anzitutto, un debito è un impegno per  qualcosa che uno si è fatto prestare da un altro e che deve restituire. Diversamente siamo davanti a un dono o ad una appropriazione indebita. Eccetto i due casi di cui sopra, non ci sono santi e un debito va pareggiato. Chi lo pareggia? O il debitore o il creditore o un po’ l’uno ed un po’ l’altro. Ogni altra alternativa è una insana stupidaggine .

Direi quasi contravvenendo alla fisica del bilancio delle energie. La Grecia ha fatto un debito (oltretutto crescente). Questo debito o lo estingue lei o lo estinguono gli altri cittadini europei. Se lo estingue lei dovrà procurarsi il controvalore del debito attraverso grandi sacrifici dei propri cittadini. Se lo estinguono greci ed europei dovranno “stringere la cinghia” tutti. Chiaramente se lo estinguono totalmente i cittadini europei, come peraltro è già successo in passato, la tentazione dei greci è di ripercorrere la stessa strada pensando che “passata la festa, gabbato lo Santo”. Se lo estinguono i greci, quando usciranno dal bagno di lacrime e sangue ci penseranno due volte prima di ripetere il giochetto.

Certo è che non essendo la stragrande maggioranza dei cittadini europei neanche stata interpellata per entrare nella zona euro, non vedo proprio perché debbano subire ulteriori sacrifici a pro di un altro. Comunque la si volti filosofeggiando, la Grecia ha speso più di quanto ha incassato! Quindi le interminabili discussioni tra Grecia e Bruxelles, approdate nel nulla, la sceneggiata del referendum ed infine le comiche dimissioni di Varufakis (che mi ricordano tanto il “vai avanti tu che a me viene da ridere”) saranno seguite ancora da incontri all’insegna del “chi paga e quanto?”.

Alla fine  le strade da percorrere in situazioni del genere da parte della Grecia (ed anche dall’Italia, sia pure in misura minore ) sono solamente tre:

Aumentare le tasse – strada già percorsa (e non solo dai greci), che porta  ad una riduzione dei posti di lavoro e dei consumi, sino alla immancabile rivoluzione quando la gente arriverà in misura non troppo maggiore dell’attuale, a non mangiare.

Ridurre le pensioni – Strada già percorsa anche questa con i medesimi risultati di cui sopra. Spendere oltre 1000 euro netti al mese, per ogni migrante contro i 400 che percepiscono molti pensionati è un potente incentivo alla conclusione di cui sopra.

Ristrutturare l’organizzazione ed il personale dell’intero impianto pubblico – E questo è l’unico vero, nonché sensato punto di attacco, poiché gran parte della responsabilità del disastro ricade sì sui politici, ma l’applicazione e spessissimo l’amplificazione delle sciocchezze politiche è stata fatta unicamente dalla burocrazia e dalle sue stupide regole.

Quindi l’unica strada percorribile, se si vogliono avere risultati positivi, è quella di ribaltare il sistema burocratico. E non tanto licenziando i burocrati in eccesso (problema risolvibile con un serio blocco del turn over senza dolori per nessuno), quanto cambiando regole del gioco e le responsabilità dei giocatori. Vi sarete accorti che la più banale delle pratiche richiede valanghe crescenti di carta e di tempo e che sempre meno raggiunge i risultati che la burocrazia si è prefissati. Vi sarete accorti che il livello e l’enorme numero di tributi sono in costante crescita.

I “filosofi” continuano ad insistere su una nuova patrimoniale, come se l’IMU , la tassa sul possesso della televisione e quant’altro non fossero già “tasse sul patrimonio”. In Grecia come in Italia. E allora? E’ arrivato il momento del “fare” smettendo di “parlare” a vanvera! Diversamente si cominceranno a sentir scattare gli otturatori.

Per la cronaca: L’Unione europea, dopo il vertice dell’Eurozona, concede alla Grecia cinque giorni per trovare un accordo, oppure domenica un nuovo summit, questa volta a 28, dichiarerà il default. Per Angela Merkel “la situazione è abbastanza grave e incerta”. Per Tsipras c’è “un clima positivo” e “il processo sarà rapido”. Nuove riforme saranno proposte entro domani. Pronto un piano di aiuti umanitari in caso di fallimento.

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