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Il sonno della ragione e della scienza genera eco-statalisti

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Gli ambientalisti sono una piaga del collettivismo, l’ennesima mutazione genetica di un’ideologia criminale che tra una falce ed un martello ha lasciato sul campo milioni di morti. L’ambientalista, con la scusa del “bene comune” e del “rispetto per Gaia” odia l’essere umano, ma non tutti, solo gli altri. Per sé stesso, invece, caviale e champagne sono sempre graditi.

L’ambientalista sta sia a destra che a sinistra e, in entrambi i casi, blatera di decrescita felice. Ma sempre per gli altri. Odiano a tal punto chi sta bene che, un paio d’anni fa, hanno manifestato contro la famiglia Beckham perché aveva osato festeggiare la nascita del quinto figlio con tanto di servizio fotografico sulle pagine di un qualche rotocalco inglese. Contro il calciatore e la sua signora urlavano frasi del tipo: “Siete una vergogna. Non capite che il pianeta è sovrappopolato? Nel 2050 saremo nove miliardi. Per sfamare tutti servirebbero tre pianeti. Altro che figli”.

Come nel 1970 col Club di Roma, come nel 2007 con quel mentitore di Al Gore (non a caso premiato col Nobel per la pace), anche oggi queste cariatidi dell’umanità tinteggiate di verde profetizzano apocalissi imminenti, stragi naturali, siccità, carestie e morte. Il motivo? Terrorizzare e spillare soldi delle vostre tasche per mantenere le loro camarille di disadattati. Poi, nei fatti accade puntualmente (considerato che gli pseudo-studi che usano per supportare le loro boutade sono porcherie anti-scientifiche) che il mondo va esattamente nella direzione opposta rispetto a quella da loro vaticinata. Un esempio? I malthusiani del Pecci-pensiero sostenevano che oggi, anno di grazia 2014, non sarebbe rimasta una sola goccia di petrolio sulla Terra!

Chi ha avuto il buon gusto di leggere Potere verde, morte nera” di Paul Drissen non si meraviglia più delle stupidaggini che la stampa loro amica (infarcita di questi fanatici del “sole che ride”)  rilancia con puntualità quasi quotidiana. Drissen, autore del libro citato, dimostra con perentorietà che l’ecologismo è una evoluzione del nazismo. Non è un caso che il salutista per antonomasia del Terzo Reich si chiamasse Adolf Hitler!

bambiniL’ecologista odia i bambini. Meglio un cane,  un gatto e persino un maiale nano di loro. Per chi non fosse al corrente, circola da un po’ un rapporto firmato da “Eco Focus” in cui si sostiene che le “mamme ecologiste” sarebbero ormai più di 50 milioni. Il rischio più grave di questa singolare febbre dell’ecostenibilità familiare, di cui queste nazistelle del Terzo millennio sono portabandiera, ci arriva ancora una volta attraverso il loro circuito mediatico e innanzitutto con la valanga di indicazioni surreali che girano nella rete web. Vi sono Film, libri, blog: un mondo di comunicazione orientato verso una propaganda a favore di una vita “child-free”, senza bambini. E se fino a ieri questo tipo di scelta veniva coltivata da una minoranza di personaggi, spesso radicati nel mondo dello spettacolo, adesso dichiararsi apertamente no-kid rappresenta l’ultima frontiera del verbo green. No kid, capito? Niente figli (poi, però, auspicano barconate di immigrati per fare quei lavori che “i nostri non vogliono fare”), al punto da far dire a quei tirannelli londinesi di cui sopra quel che han detto contro la star del calcio mondiale, facendo finanche passare le loro demenziali idee come politicamente corrette.

Questa retorica ecologista non è un gioco intellettuale, né il capriccio di qualche minoranza snob. E’ diventata una maledetta moda. Anche ben sostenuta in ambienti statal-scientifici. La famosa agenzia ecologica “Ecoage”, per esempio, ha pubblicato un rapporto secondo il quale “uno dei fattori determinanti dei problemi ambientali e sociali del nostro pianeta deriva proprio dalla smodata crescita demografica”. Sono parole pesanti, che vengono accompagnate perfino da uno studio dell’evoluzione dell’umanità che mette in relazione il peggioramento delle condizioni ambientali con l’aumento della popolazione. Una falsità senza eguali, da cui discendono le stolte teorie sulla “decrescita sostenibile”, che anche personaggi, amareggiati dalla vita, come Massimo Fini hanno incredibilmente abbracciato. Mi chiedo sempre: chissà come mai non fanno loro il primo passo, suicidandosi in massa. 

Il punto, però, è un altro. E riguarda i nostri stili di vita: per essere meno spreconi e per migliorare il contesto ambientale non servono scelte radicali e ossessive come quelle di distruggere le famiglie, oppure non crearle, ma basta un normale esercizio di buon senso. E magari in casa sarà più facile chiudere un rubinetto in più senza rischiare il divorzio. Ma agli eco-nazi-comunisti, statalisti impenitenti e sponsor dell’inutile e costosa green-economy, il buon senso è sempre mancato! 

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2 COMMENTS

  1. Io posso dire il peggio del peggio di questi stronzi.
    Si sono interessati di una mia proprietà in pianura, inchiodandomela urbanisticamente e operativamente.
    Mi hanno impoverito e hanno chiuso ottime prospettive economiche, utili anche per terzi e per il quartiere.

    Penso di piantare mais Ogm.
    Appunto per farli e farmi felice.

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