di MATTEO CORSINI
- “Leggo con dispiacere la dichiarazione della presidente della Bce, secondo cui i banchieri centrali sarebbero abituati ad avere ‘la pelle dura’. E’ così che si chiama, oggi, quell’insensibilità alla realtà sociale che faceva indignare Guido Carli quando era governatore della Banca d’Italia e impostava una politica monetaria rigorosa, ma non cieca dinanzi alle condizioni del Paese reale? Nel 1974, all’apice della recessione indotta dagli shock petroliferi, Carli disse che se il suo istituto avesse rifiutato di finanziare lo Stato avrebbe compiuto un ‘atto sedizioso’, nocivo degli interessi nazionali e delle prerogative della politica. Oggi i trattati europei vietano il finanziamento degli Stati da parte della Bce, ma questo non significa che l’approccio debba essere diverso da quello di Carli. Il quadro macroeconomico del Vecchio continente resta difficile: mentre questo Parlamento e questo Governo fanno di tutto per alleggerire il peso sopportato dai cittadini, a Francoforte remano nella direzione opposta. Anche gli italiani hanno sviluppato la pelle dura dopo anni di misure sbagliate, assunte da esecutivi non legittimati dalle urne. Ma se a ogni accenno di dissenso le autorità tecniche scrollano le spalle, o addirittura gridano alla violazione della loro indipendenza, anziché fare squadra con chi è investito di un mandato popolare, finiremo per bruciarci tutti.“
Non mi pare che il finanziamento monetario degli anni Settanta abbia avuto esiti molto positivi per l’Italia. Quello, unitamente a una politica fiscale scellerata, con spesa pubblica a manetta e gente mandata in pensione a quarant’anni (per fare un solo esempio), hanno posto le basi per il fardello che ancora oggi sopportano i pagatori di tasse.
