KOSOVO, IL TOGO RITIRA IL RICONOSCIMENTO DELL’INDIPENDENZA

di REDAZIONE

Il Togo è il 15mo paese che ritirerà il proprio riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Lo ha riferito oggi il sito del quotidiano “Blic” citando fonti diplomatiche. Il quotidiano ha inoltre ricordato che il ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic si è recato tre mesi fa in Togo. Lo stesso Dacic ha confermato ieri di essersi recato la scorsa settimana a raccogliere “la 15ma nota di un paese che vuole ritirare il proprio riconoscimento del Kosovo”. Secondo quanto riferisce l’emittente “B92”, Dacic ha affermato che “lo stesso giorno in cui volevo renderlo noto, i paesi del Quintetto (Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti) hanno emesso una nota chiedendo alla Serbia di cessare le attività per ritirare i riconoscimenti internazionali del Kosovo”. Parlando della nota in questione, Dacic ha affermato che “noi non vogliamo litigare con nessuno”. Dacic ha inoltre precisato di “non avere parlato del Togo come 15mo paese che ha ritirato il riconoscimento, come hanno trasmesso alcuni media”.

Lo scorso 13 agosto i paesi del Quintetto hanno emesso un comunicato congiunto in cui auspicano la realizzazione di una piena normalizzazione dei rapporti fra Belgrado e Pristina. Secondo la nota, gli Stati auspicano una normalizzazione attraverso un accordo onnicomprensivo, politicamente sostenibile e legalmente vincolante che contribuisca alla stabilità regionale. Lo status quo, prosegue la nota, impedisce un progresso del cammino sia del Kosovo che della Serbia verso l’Unione europea e “semplicemente non è sostenibile”. Dopo anni di stagnazione, prosegue il comunicato, è arrivato il tempo di porre fine ai conflitti degli anni ’90 e garantire alle popolazioni di Kosovo e Serbia un futuro sicuro e prosperoso, negoziando in buona fede un accordo che sia sostenibile da entrambe le parti.

Per questo i paesi che hanno sottoscritto la nota fanno urgente appello a Kosovo e Serbia per un nuovo avvio del dialogo facilitato dall’Unione Europea e chiedono che entrambe le parti evitino azioni in grado di ostacolare un accordo finale, il quale è invece necessario per entrambi i paesi per raggiungere una maggiore integrazione euro-atlantica e i conseguenti benefici. “Noi siamo pronti ad assumere il nostro ruolo nel processo a sostegno dell’Alto rappresentante Ue, ma non possiamo farlo fino a che non darete entrambi un segnale verso il compromesso, verso la rimozione degli ostacoli e verso una ripresa dei colloqui”, si legge ancora nella nota. Per il Kosovo, prosegue il comunicato, questo significa sospendere i dazi imposti alla Serbia. Per la Serbia, questo significa sospendere la campagna per un non riconoscimento del Kosovo. “Vogliamo vedere la gente del Kosovo e della Serbia beneficiare di una pace duratura e avere l’opportunità di costruire il suo futuro. Restiamo pronti ad assisterli in ogni modo possibile”, conclude la nota.

Secondo quanto commentato il giorno dopo dal ministro degli Esteri serbo, Ivica Dacic, la nota emessa stabilisce un “falso paragone” fra i dazi introdotti da Pristina sulle merci serbe e la campagna condotta da Belgrado a livello internazionale contro il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Dacic ha detto che secondo tale comunicato sembra che la parte kosovara “abbia il diritto di introdurre i dazi” perché la Serbia sta conducendo una campagna per il ritiro del riconoscimento del Kosovo da parte degli Stati nel mondo. “E allora cosa sono i dazi (di Pristina) verso la Bosnia Erzegovina, conduce anche lei forse una campagna contro il riconoscimento?”, ha domandato ironicamente Dacic.

L’obiettivo della Serbia, ha ancora precisato il ministro, è quello di portare il numero dei riconoscimenti al di sotto della metà dei membri delle Nazioni Unite. Anche il ministro dell’Interno serbo Nebojsa Stefanovic, ha aggiunto Dacic, si sta preparando per la votazione, il prossimo ottobre in Cile, presso l’Assemblea generale dell’Interpol su un’eventuale accoglienza del Kosovo fra i membri dell’organizzazione internazionale. “Dobbiamo prepararci per fare in modo che non entrino nelle organizzazioni internazionali”, ha concluso Dacic. Anche il direttore dell’Ufficio del governo serbo per il Kosovo, Marko Djuric, ha replicato alla nota del Quintetto dicendo che la Serbia continuerà a condurre una politica in linea con i propri interessi nazionali.

Djuric ha osservato che non si possono mettere sullo stesso piano coloro che violano l’Accordo di libero scambio Cefta e coloro che si difendono dall’ingresso di una parte del proprio territorio nelle organizzazioni internazionali. Il governo di Pristina ha invece replicato smentendo di avere mai “ostacolato il dialogo con Belgrado” e dicendosi pronto a tornare al tavolo dei negoziati per raggiungere un accordo “legalmente vincolante sulla base degli attuali confini e del reciproco riconoscimento”.

Secondo il governo di Pristina, “la decisione di introdurre dazi sui prodotti dalla Serbia e dalla Bosnia Erzegovina è stata necessaria per proteggere gli interessi del Kosovo dalle azioni ostili della Serbia”. Anche il presidente del parlamento di Pristina, Kadri Veseli, ha commentato la dichiarazione dei paesi del Quintetto osservando che è necessario proteggere gli interessi del Kosovo tramite il sostegno della comunità internazionale: l’Ue, secondo il politico kosovaro, dovrebbe impedire che la Serbia possa finanziare “strutture parallele in Kosovo e dovrebbe fermare i progetti colonialisti serbi fondati sulla costruzione di quartieri nel nord”. (Agenzia Nova)

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