La costituzione italiana, un residuato delle colonie sovietiche

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di ROMANO BRACALINI Recentemente a Roma -e dove sennò- riveriti esponenti della sinistra hanno con voce d’innocenza e messianico fervore manifestato in difesa della Costituzione contro ogni tentativo di “stravolgerne lo spirito” sia pure nell’onesto tentativo di adattarla ai tempi. Niente da fare.Uno spettacolo tutto italiano,tra ipocrisia e commedia,e “ciccia punta” avrebbe detto Ettore Petrolini. Il carattere di “sacralità” attribuito alla Carta ha sempre impedito una revisione critica della Costituzione, retorica e irreale nell’impianto, paternalistica e ideologica nello spirito. La repubblica democratica fondata sul lavoro, come esordiva la nuova Costituzione, simile nelle intenzioni e nei simboli alla colonie sovietiche dell’Est, si basa su molte idee totalitarie,di cui pareva il perfetto distillato;assorbiva molte pratiche del fascismo,specialmente in materia di lavoro, di previdenza e assistenza sociale,molto socialismo reale e parecchio cattolicesim
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