di MATTEO CORSINI
Come è noto, la Federal Reserve ha sostanzialmente interrotto il processo di “normalizzazione” della sua politica monetaria, tanto sul fronte dei tassi di interesse, quanto, entro l’autunno, su quello della riduzione delle dimensioni del suo bilancio. Ciò in risposta al rallentamento ciclico verificatosi nella seconda parte del 2018, non a caso a seguito di un periodo di seppur moderata “normalizzazione”.
Per chi conosce la scuola austriaca di economia questa evoluzione non desta stupore: l’economia era (ed è ancora) in buona parte drogata dalla politica molto accomodante (non solo) della Fed, e avere ridotto le dosi non ha fatto altro che far emergere che la salute dell’economia non era buona come appariva. Per i più accaniti sostenitori della droga monetaria, la Fed non dovrebbe neppure aspettare i prossimi mesi, ma dovrebbe già da ora riprendere l’azione espansiva, promettendo di essere aggressiva.
Tra costoro l’ex membro del FOMC Na
Ma della Scuola Austriaca nessuno si ricorda più?
Possibile che l’economia sia un pasticcio continuo in salsa keynesiana andata a male?
Ma davvero mancano di fantasia e memoria questi economisti.
Ma gli economisti liberali libertari si sono estinti, li hanno carcerati?
non abbiamo bisogno di navi (banche centrali), timonieri (banchieri centrali) e mozzi (economisti prezzolati) ovvero solo le galere romane potrebbero estrarre energia da tutti questi sociopatici.
Altro che “cassetta dei medicinali”, scudisciate od un modesto impiego nel mondo reale sono le cure indicate ai megalomani “sotuttoio” dei mezzi altrui.