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La formazione del governo ha spaccato ancora il belgio

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di REDAZIONE

David Walsh, su Euronews, commenta sarcastico la formazione del governo, quasi 500 giorni dopo: “Ormai ogni volta che il Belgio convoca le elezioni, la giuria del Guinness dei Primati si allerta”, dice il giornalista.  “Già nel dicembre 2011, il Paese aveva stabilito un record per il periodo più lungo senza un governo: 589 giorni. Quest’anno ad agosto l’ha incredibilmente superato. Dal collasso nel 2018 del governo guidato dall’ex primo ministro Charles Michel, solo ieri si è formato il nuovo esecutivo.”

Il voto del 2019 ha disegnato un Paese altamente polarizzato, diviso ancora lungo la linea ideologica. Da una parte, nelle Fiandre vinceva il partito di estrema destra Vlaams Belang (VB). Dall’altra, nella Vallonia francofona trionfava il partito dei lavoratori Partij van de Arbeid (PVDA-PTB) .

  • “L’identità bifronte del Belgio ha sempre caratterizzato la politica e l’antagonismo generato da differenze etniche e linguistiche probabilmente non andrà mai via. Gli ultimi contrastanti risultati elettorali prolungano la crisi, più che porvi una fine”.

La “coalizione Vivaldi” include sette partiti tra cui socialisti, liberali, Verdi (Ecolo-Groen) e Cristiani Democratici di lingua olandese (CD&V) e secondo Walsh, il problema a monte è che gode di poca credibilità commenta il professore di scienze politiche Peter Bursens. “La durata così lunga dei negoziati per il nuovo governo ha indebolito la fiducia in tutti i partiti e nella politica in generale”.

Il problema è che i fiamminghi sono in minoranza e questa circostanza ha scatenato i nazionalisti a nord di Bruxelles: “Per colmare 190 anni di differenze regionali e linguistiche il Belgio ha adottato un sistema politico particolarmente complesso. Diversamente dalle precedenti, le elezioni del 2019 si sono dimostrate un parafulmine per malumori regionali, non ultima la convinzione del popolo fiammingo di essere emarginato da un governo che non lo rappresenta”.

Il problema è che il Belgio è un Paese diviso su diverse linee e questo, in un sistema federale, dice Bursens aggrava la situazione. D’altronde, tutta questa instabilità è sulla lunga un danno per la democrazia, conclude il professore. Confederazione, ad esempio? Il docente cita Spagna e UK ma in Belgio la secessione, Fiandre indipendenti, non è davvero un’opzione: solo il 37% degli intervistati fiamminghi in un sondaggio era favorevole a un referendum per dividersi.

(Fonte)

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1 COMMENT

  1. L’unica via per non dividersi è confederarsi…e non si capisce come si possa negare questa soluzione che rispetta identità e interessi di ciascuno… Siamo sempre lì: un’unità forzata è solo a scapito del benessere e della fa felicità dei popoli…situazione che viviamo anche in Italia, da sempre…unita con la forza e sfruttata per interessi altri e perciò indebolita e alla mercè di politiche che ci sovrastano e rattristano impedendoci di respirare a pieni polmoni e guardare ad orizzonti aperti che stimolano la creatività e il benessere a vantaggio di tutti.

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