LA LEZIONE DI ONETO? TROVARE TUTTI INSIEME UN PUNTO DI RIPARTENZA

ONETO-STEFANAZZIdi ROBERTO STEFANAZZI BOSSI

Caro direttore, permettimi un mio piccolo ricordo del caro amico Gilberto. Gilberto Oneto ci ha lasciato già da una settimana, eppure non mi pare ancora vero. Ero a conoscenza della sua malattia, non ne faceva mistero, forse lui era già pronto all’ultimo concedo, ma noi tutti no, io no. La notizia della sua morte mi ha sconvolto e rattristato, non mi vergogno a dirlo che ho pianto molto, come quando ho perso il mio caro papà. Domenica scorsa sarei andato a salutarlo, ma non c’è stato più tempo. Forse è stato meglio così. Voglio tenere stretto il ricordo di lui che ho dell’ultima volta che ci siamo visti quest’estate, quando andai a trovarlo per quello che purtroppo sarebbe stato il nostro ultimo incontro. Seppur malato, un po’ affaticato, ma pieno di vita, sorridente, con una gran voglia di fare, di scrivere, di terminare i suoi progetti culturali e meta- politici per la Padania. Fino all’ultimo, anche dal letto dell’ospedale, ha continuato a interessarsi dei temi per cui ha speso la sua vita: l’autodeterminazione dei popoli padano-alpini, il sogno di una Padania libera e indipendente.

Ho conosciuto Gilberto prima che di persona, dai suoi scritti, sulle pagine dei “Quaderni Padani”, collana di cui era direttore editoriale, rivista edita da “La Libera Compagnia Padana”, fondata dallo stesso Gilberto con un pugno di amici nel lontano 1995 e di cui era il “deus ex machina” e successivamente dalle sue trasmissioni su Radio Padania Libera, “Il Ritorno di Brenno”, e dalle rubriche “Note dalla Terra di Mezzo” e “Noi Padani” sul giornale “La Padania”, pietre miliari della militanza indipendentista. Ero elettrizzato ogni volta che il postino recapitava l’ultimo numero dei QP, che leggevo di un fiato, assimilando, ragionando, concretizzando le idee, le proposte, gli ideali che venivano trasmessi e messi in circolazione. Attendevo con ansia l’invito a partecipare alle famose “Giornate di Cultura Padanista” organizzate dalla LLCP prevalentemente a Belgirate, la sua cittadina adottiva (“ho preso casa qui sul lago perché è un bel posto, avrei voluto diventare vecchio qui”, ci disse al nostro ultimo incontro…), che furono un vero “gotha” dell’indipendentismo non solo padano ma anche europeo: qui conobbi quelli che per me giovane militante leghista in erba erano i “colossi” dell’autonomia, dell’autodeterminazione, del pensiero liberale ma anche libertario, della cultura “autonomista” tout-court, non necessariamente leghisti, anzi spesso, anche personaggi politici di destra o di sinistra, in una sana e libera palestra di idee e confronto.

Da Belgirate passarono Eva Klotz, Romano Bracalini, Ettore Albertoni, Leonardo Facco, Gianluca Macchi, Sergio Salvi, Alessandro Vitale, Giancarlo il “Paglia” Pagliarini, Elena Percivaldi, Mariella Pintus, Joseph Henriet e tanti altri. Ma Gilberto era, come il compianto Gianfranco Miglio, che animava lo spirito di tutti, un Uomo Libero, non avvezzo alla politica di palazzo né al compromesso. è vero, fu Ministro della Cultura e Identità del Governo Provvisorio della Padania dopo Venezia nel 1996, e candidato, senza successo, al Parlamento europeo come indipendente nelle liste della Lega Nord, ma è altrettanto vero che dopo (o forse anche prima?) l’accantonamento da parte della Lega del secessionismo, la stessa lo tenne coscientemente ai margini, fino al boicottaggio puro.

Non fu Oneto a cadere in disgrazia, ma al contrario fu il movimento di riferimento a subire un impoverimento culturale, politico e identitario e ciò ricadde rovinosamente su esso stesso e i suoi affiliati, con ripercussioni che purtroppo paghiamo non solo noi tutti “indipendentisti” ma tutte le popolazioni padano-alpine sulla nostra pelle ancora oggi. Ho iniziato a frequentare Gilberto con più assiduità ai tempi della mia candidatura a segretario federale della Lega, il quale mi aiutò e consigliò ma mi mise anche in guardia su ciò che facevo, e ho avuto il piacere e l’onore di passare qualche tranquilla domenica ospite a casa sua, la fortuna di accedere alla sua enorme biblioteca, un “sancta sanctorum” per ogni autonomista. Con il suo fare serio ma allo stesso tempo garbato, ironico, sempre diretto ma anche sottile e raffinato, Gilberto aveva introdotto anche nel linguaggio autonomista tutta un serie di termini e frasi che sono state dei capisaldi per gli autonomisti della mia generazione come “italioni”, “moderoni e modardi” e molti altri. Ci mancheranno i suoi articoli che già dal titolo erano la sintesi del suo pensiero, un messaggio, un ideale, un precetto da perseguire per noi tutti che lo stimiamo: “Meglio borboni che italioni”, “Questa Terra è sacra”, “Una comunità di piccole patrie”, “Piccolo è libero”, “Uno, cento, mille Ducario”.

Il mondo sfaccettato e litigioso dell’autonomismo padano-alpino, dopo la scomparsa di Gilberto Oneto, ha l’obbligo morale di fermarsi e fare una riflessione seria: è giunta l’ora di trovarsi, incontrarsi, discutere, ragionare e trovare un punto di ripartenza, tutti assieme, per il bene superiore della libertà delle nostre terre e dei nostri Popoli. Il nemico comune è l’oppressore di sempre: è l’italia. Sono un idealista? Un sognatore. Sì, forse. Ora più di prima TUTTI noi lo dobbiamo a Gianfranco Miglio, lo dobbiamo a Gilberto Oneto, ma lo dobbiamo anche a noi stessi e al futuro dei nostri figli.

Caro Gilberto, amico, patriota, Uomo Libero, le tue parole che ci hai detto al nostro ultimo incontro, Maria Vittoria, Paolo ed io le terremo sempre nel nostro cuore. “Cordelia non cadrà un’altra volta”. Te lo promettiamo! Grazie Gilberto ! Sprofondi Roma!

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