di ROMANO BRACALINI
Giuliano Ferrara per aver detto in una trasmissione televisiva che la mafia è connaturata con la società e la mentalità siciliana, è stato ricoperto di insulti da anonimi difensori dell’onore siciliano. Lo sanno tutti che la mafia non esiste e che è una sporca invenzione dei detrattori del povero Sud.
Eppure in un libro-rivelazione di un ex commissario di polizia siciliano, Giuseppe Alongi, ”La Mafia: fattori, manifestazione, rimedi”, scritto nel lontano 1904, si leggevano frasi che davano ragione a Ferrara e smentivano l’ipocrisia isolana. ”La mafia, scriveva l’Alongi, non è una vera setta ma un modo di sentire atavico. L’onesto ricorre alla magistratura o anche al duello; il mafioso non si fa scrupolo di spingersi all’insidia e all’agguato. Questo sentimento atavico genera, per affinità morali, delle associazioni, dei clan, delle cosche, come suole avvenire tra coloro che hanno una medesima fede politica o tra coloro che esercitano u
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