LE IDEE CONFUSE DI LANDINI SU INVESTIMENTI E PRODUTTIVITÀ

di MATTEO CORSINI

Uno dei mantra del neo segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, riguarda gli investimenti, più pubblici che privati.  Effettivamente gli investimenti rappresentano una componente fondamentale di ogni sviluppo economico. Peraltro i cosiddetti investimenti pubblici spesso sono tali solo di nome e si traducono in enormi sprechi di denaro già prelevato o che verrà prelevato dalle tasche dei pagatori di tasse. Ma guai a parlare di responsabilità anche dei sindacati se in Italia non c’è un ambiente ideale per gli investimenti privati.

Alberto Orioli del Sole 24Ore ha intervistato Landini, il quale, in merito alla produttività, ha affermato:

  • “Bisogna però intendersi su cosa sia la produttività. Quella del lavoro è già alta. Non c’è più spazio per organizzare la competitività con la riduzione continua dei costi e dei diritti. Manca l’investimento in innovazione, nel miglioramento del processo di produzione, dell’organizzazione. Mancano spesso nuove sfide produttive che guardino alla sostenibilità e alle tecnologie digitali”.

Orioli non ha replicato a questa affermazione che si scontra con la realtà, come pure il giornale di cui è vice direttore ha più volte documentato. Per esempio, lo scorso 26 giugno si dava conto di uno studio dell’OCSE dal quale risultava che in Italia tra il 2010 e il 2016 la produttività sia aumentata solo dello 0.14% medio annuo, il che posiziona il Belpaese appena sopra la Grecia. Solo nel post crisi, peraltro, perché tra il 2001 e il 2007 l’Italia è stata il fanalino di coda. E proprio prevalentemente nel settore manifatturiero, quello più presidiato da Landini (che ha sempre fatto il sindacalista nel comparto metalmeccanico).

Suppongo che Landini intenda che servono più investimenti per aumentare la produttività del lavoro. Il che può essere in parte vero. Come è altrettanto vero che non è solo una questione di investimenti, che poi, se profittevoli, per Landini dovrebbero essere soggetti a pesanti randellate fiscali. Cosa c’è di meglio per favorire gli investimenti?

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