di ARTURO DOILO
In Italia, ci sono idioti che hanno la presunzione di fermare il declino sterminando le piccole e medie imprese. Poi, se guardi ai dati, non fosse stato per queste aziende, la crisi sarebbe stata ben peggiore di quella che ha morso il sistema produttivo italico.
Infatti, sono non piccole ma addirittura "micro e sono tantissime e importanti per l’elevato numero di persone a cui danno un’occupazione. Stiamo parlando delle micro aziende, vale a dire le attività imprenditoriali da 0 a 9 addetti . In Italia sono oltre 4,1 milioni di unità (pari al 95 per cento del totale) e danno lavoro a quasi 7,6 milioni di cittadini (pari al 44,5 per cento del totale)". A dirlo è la Cgia di Mestre e, per inciso, questi sono lavori perlopiù affrancati dallo Stato e dal settore pubblico.
Gli occupati da queste "dittarelle" sono un numero quasi doppio rispetto a quello riferito alle grandi aziende che, segnala sempre l’Ufficio studi della CGIA, “assorbono 3,8 milioni di
Le microimprese oltre ad avere il maggior numero di impiegati, sono quelle che forniscono la maggior parte del gettito delle imprese. Ovviamente in cambio hanno la maggior parte delle verifiche fiscali a fronte di una minima evasione in confronto alle grandi imprese. In compenso in caso di crisi i fondi per la cassa integrazione vengono assorbiti solo dalle grandi imprese.
In poche parole: le piccole e medie imprese sono la vera ossatura del paese, danno fastidio in quanto non controllabili, non danno “fonsi” ai partiti, bustarelle ai ministri e se chiudessero la grandi imprese, tipo quelle che spostano la sede legale e fiscale all’estero, hanno conti alle Cayman, forse si starebbe anche meglio.