LA LEGA DI BATTAGLIA DI SALVINI, CHISSA’ SE SARA’ VERA?

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di GIANLUCA MARCHI

la mia legaCongresso estivo della Lega Nord ieri a Padova. La cronaca della giornata l’avete già letta in altro articolo del MiglioVerde. Qui vediamo di inanellare qualche riflessione su quanto è uscito dall’assise patavina.

Cominciamo dal roboante annuncio della rivolta fiscale e dello sciopero conseguente preannunciati in ottobre per toccare il clou il 14 novembre, quando dovrebbe avvenire una sorta di serrata da parte di coloro che producono, allo scopo di “affamare” lo stato italico. Il proposito di Matteo Salvini è sicuramente condivisibile ma, come abbiamo già sottolineato nel servizio di giornata, il Carroccio affronta quantomeno un bel rischio, con alte possibilità di perdere la faccia per svariati motivi: perché le esperienze passate  in questo campo sono state quasi sempre un fallimento (si ricordi la rivolta del canone Rai), con le conseguenze lasciate sul groppone dei cittadini (non molti) che ci credettero e vi aderirono. Anche durante la recente segreteria Maroni furono annunciati propositi di non pagare l’Imu allo Stato, e in quel caso non si arrivò nemmeno a programmare un evento: semplicemente l’annuncio fu riposto nell’enorme baule dei propositi cancellati che giace a via Bellerio. Dunque, l’attuale segretario federale, prorogato fino al 2016, dovrà attivare tutti i meccanismi residui della macchina leghista affinché l’annuncio di ieri non si risolva nell’ennesima presa in giro. Non sarà facile e vedremo come il Carroccio si preparerà alla campagna subito dopo le vacanze agostane.

Secondo aspetto più “politico”: un evidente smarcamento da Berlusconi e da quel che resta del centrodestra. Anzi, Salvini grida ai quattro venti che il centrodestra non esiste più e al tirapiedi dell’ex Cavaliere, quel tal Toti, che ha voluto subito mettere in guardia la Lega dal non ridursi a posizione marginale, Salvini replica paradossalmente “meglio marginali ma con qualche milione di voti”. Secondo voci ricorrenti, l’allontanamento dall’alleato storico sarebbe maturato negli ultimi giorni, dopo l’assoluzione del Berlusca nel processo di appello per il caso Ruby. Può essere: quella sentenza ha in qualche modo rafforzato l’ex presidente del Consiglio come leader inamovibile del centrodestra ancora per un tot di tempo, e la cosa non può andare bene non solo a Salvini, ma anche al “leghista anomalo” Flavio Tosi, che un giorno si e l’altro pure si candidava per le primarie del centrodestra che non ci saranno mai. Inoltre Salvini vede un collegamento piuttosto saldo fra Berlusconi e Matteo Renzi, arrivando persino a sospettare che le recenti assoluzioni di padre e figlio (Piersilvio nel processo Mediatrade) potrebbero essere il “regalo” per essersi inginocchiati davanti al pifferaio di Firenze, il quale, sempre a parere del segretario leghista, sta a sua volta cancellando il centrosinistra e procede come un carrarmato verso una svolta statalista e anche un po’ autoritaria. Forzata o meno che sia tale lettura degli ultimi eventi, Salvini è sembrato saltare su di essi per allontanare il suo Carroccio da Berlusconi (chissà il Bobo Maroni cosa ne pensa…), venendo incontro agli istinti di quel che resta della militanza militante, la quale non sopporta più l’Uomo di Arcore, e cercando di attrarre coloro che vedono come il fumo negli occhi l’altro Matteo. Ciò vuol dire indirizzare la Lega su un binario solitario che non può contaminarsi con altre forze centraliste.

Terza questione: l’indipendenza della Padania. Non pochi avevano temuto, nelle scorse settimane, che il congresso potesse cancellare l’articolo 1 dello statuto leghista, che ancora prevede come finalità del movimento il raggiungimento dell’indipendenza padana. “Se qualcuno non è d’accordo – ha tuonato il prode Roberto Calderoli – non deve far altro che andarsene”: il ragionamento non farebbe una grinza, ma l’ex ministro bergamasco dovrebbe spiegare se il suo continuo “trusare” nei palazzi romani per la riforma istituzionale serva veramente a quel fine. Mantenere l’articolo va bene, purché il Carroccio si impegni con atti concreti per l’indipendenza padana, non dimenticandosi che in passato quel fatidico articolo 1 è stato ripetutamente tradito. Resta tuttavia il fatto che nella dirigenza leghista, a differenza della base militante e votante, gli indipendentisti sono poca cosa (a differenza dei cadregari), e toccherà a Salvini metterli all’angolo affinché non possano nuocere, cominciando a puntare molto su Luca Zaia e sulla battaglia che si annuncia per il referendum del Veneto.

In definitiva: Matteo Salvini ieri ha pronunciato molti e impegnativi propositi. La cosa peggiore che potrebbe fare è dimenticarli già da oggi.

 

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