di ENZO TRENTIN Anche in questo giornale, ma non solo qui ovviamente, ci si chiede perché gli individui sottomessi non perdono soltanto il coraggio bellico ma anche soprattutto la vitalità, e divengono pusillanimi e fiacchi, incapaci di ogni grandezza. I tiranni ne sono ben consapevoli e, vedendo che prendono questa piega, fanno il possibile per renderli sempre più deboli e vili. Per coraggio bellico qui, evidentemente, non intendiamo l’uso della forza armata, bensì la capacità di rivolta nonviolenta. Mentre appare ovvio che la definizione tiranni ben si attaglia a quelle poche manciate di uomini che usano il moderno partito politico come macchina centralizzata al servizio del leader, e della quale il leader non avrebbe potuto fare a meno per raggiungere i suoi scopi. E qui non facciamo nomi per non insultare l’intelligenza dei nostri lettori. Senofonte, uno degli storici greci più seri e stimati, riferisce in un suo libro un dialogo sulle miserie del tiranno, che ebbe luogo tra Simonide e Gerone, tiranno di Siracusa….















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