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L’italia non è affatto in sicurezza

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di MATTEO CORSINI

Riferendosi all’azione dei governi di cui ha fatto parte, Pier Carlo Padoan ha affermato: Nel corso della legislatura che si va esaurendo l’Italia è stata messa in sicurezza: la ripresa economica si è rafforzata e il ritmo di crescita ha raggiunto quello di altri Paesi europei, il rapporto debito-Pil si è stabilizzato e nel 2015 ha fatto registrare una flessione per la prima volta dopo sette anni di crescita ininterrotta, il rapporto deficit-Pil è in costante contrazione contribuendo alla credibilità internazionale che si traduce in minore spesa per interessi”.

Quanto alla ripresa economica, Padoan omette di ricordare che la crescita del Pil italiano resta circa un punto percentuale inferiore alla media europea. In merito alla stabilizzazione del rapporto tra debito e Pil, è evidente che si sarebbe dovuto in realtà assistere a una sua discesa, considerando la compressione della spesa per interessi (circa 20 miliardi annui) dal 2014 in poi. Contrazione, peraltro, riferendosi alla quale Padoan inverte il nesso causale.

E’ il deficit che si è ridotto grazie alla minore spesa per interessi, nonostante la crescita di altre voci di spesa corrente per fini essenzialmente elettorali (in Italia una qualche competizione elettorale c’è ogni anno). Deficit che, in realtà, è sceso meno di quanto ogni anno il governo promettesse nel Documento di Economia e Finanza. E la minore spesa per interessi la si deve non già alla “credibilità internazionale”, quanto al Quantitative easing della BCE. Se fosse una questione di credibilità del governo, lo spread tra il rendimento dei BTP e quello dei titoli di Stato tedeschi sarebbe andato costantemente diminuendo da quando Padoan è al governo (prima con Renzi, poi con Gentiloni).

Al contrario, quando il Qe della BCE ha tolto pressione ai rendimenti e, invece di approfittarne per sistemare il bilancio, Renzi e soci hanno preferito iniziare a chiedere “flessibilità”, ossia lo spazio per fare più deficit, lo spread ha ripreso a risalire. Per ora nulla di drammatico, ma non si direbbe che ciò sia una attestazione di maggiore “credibilità”.

L’Italia non è affatto in sicurezza: se si toglie la droga monetaria il rischio che il debito riprenda a gonfiarsi è più che concreto.

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2 COMMENTS

  1. Non credo ad una parola ed ai numeri che il ministro racconta.
    L’esperienza pluridecennale mi ha insegnato a diffidare di esperti e politici.
    Mentono sapendo di mentire.
    Non vogliono che si perda la “fiducia” nel sistema, nelle banche commerciali e centrali, nella moneta fiat, nelle leggi, nelle costituzioni.
    Ottusi e falsi fino alla fine.
    Io non ho i mezzi scientifici per valutare se ci sia ripresa, o meno.
    Io posso solo guardarmi attorno con attenzione e spirito critico, a mente aperta.
    E poi trarne conclusioni, le mie conclusioni.
    Il sistema economico si sta deteriorando senza sosta.

  2. Mi sono tenuto in copia un grafico apparso in una rivista di qualche anno fa. Riportava molto semplicemente l’andamento della curva tra debito pubblico e PIL
    Con un PIL del 5% il debito si sarebbe estinto in circa 20-25 anni, mentre sotto al 2% il debito era infinito…
    Ciò significa che ci prendono in giro. Sempre se, quel grafico è corretto.

    Quando i media trasmettono le parolone di questi parassiti ad esempio: “è finita la crisi! Siamo in crescita ! ”
    Ebbene io mi tocco, poichè lo si sente da 10 anni e ogni volta accade un peggioramento.
    Del resto chi ancora crede ad una sola alitata di quel che esce dalla boccaccia di questi pozzi senza fondo, privi di coscienza e vergogna ?

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