L’ITALIA ORA E’ RITENUTA FINANZIARIAMENTE ED ECONOMICAMENTE “TOSSICA”

di FABRIZIO DAL COL

italia tossicaOggi è apparsa una notizia che farà certamente tremare le vene ai polsi del governo italiano: pubblicata dal Wall Street Journal, e ripresa dall’Ansa, la notizia mette in evidenza come l’Italia sia finanziariamente diventata ‘Tossica’. Proprio per questa ragione il Bel Paese viene adesso utilizzato come test cruciale per il successo del ‘quantitative easing‘ da parte della Bce, anche se il ‘quantitative easing’ di Francoforte non può risolvere i problemi della nostra economia del Paese. In soldoni  l’Italia oggi è un Paese messo con le spalle al muro ed il successo della Bce dipenderà proprio dall’Italia. E’ quanto scrive appunto il Wall Street Journal, in una lunga analisi dal titolo: “L’Italia Tossica è il test cruciale del Qe” dopo i risultati degli stress test che hanno penalizzato il sistema bancario italiano.

Il quotidiano economico Usa sottolinea che la terza economia dell’eurozona attraversa una fase ”velenosa” con ”una debole crescita e un alto debito, pari al 135% del Pil, negli anni prima della crisi è cresciuta ad una media di meno dell’1% l’anno e ora sta scivolando in una nuova recessione, la terza in sei anni”. Inoltre le ”condizioni del credito continuano a peggiorare”. E quindi, afferma il Wsj, “se il programma di Qe non riuscirà a salvare l’Italia, non potrà salvare l’Eurozona”. Per il quotidiano comunque il Qe non “potrà risolvere” i problemi dell’economia italiana legati da piccole e medie imprese “altamente indebitate” e a controllo familiare. Una situazione che “richiede una rivoluzione culturale”.

Ai più, quella sopra potrà sembrare una strana notizia, ma analizzando il motivo del sopra citato test, basato proprio sulla ‘cavia italiana’, vien da chiedersi se non sia invece proprio l’Europa politica e monetaria il vero motivo delle crisi degli Stati europei. Il suggerimento del prestigioso giornale economico americano, laddove dice che la Bce non “potrà risolvere” i problemi dell’economia italiana legati da piccole e medie imprese “altamente indebitate” e a controllo familiare. Una situazione che “richiede una rivoluzione culturale” compie un’analisi completamente sbagliata, e l’errore lo conferma quando sostiene che l’Italia è pur sempre la terza economia dell’eurozona.

Infatti, è proprio grazie alle PMI se l’Italia resta la terza economia europea, e per dimostrarlo è sufficiente guardare alle fughe e alle svendite delle aziende di grandi dimensioni, per capire che il modello economico vincente resta comunque la piccola e media impresa. Il  WSJ sostiene l’idea che il Bel Paese sia in una situazione che “richiede una rivoluzione culturale”. Personalmente sarei anche d’accordo, ma alla condizione che per culturale si intenda il rinnovo completo della politica e la rifondazione dello Stato, e dato che si sta per procedere con i test di cui sopra, per rinnovare la politica e rifondare lo Stato, oggi in mano al malaffare, sarebbe necessario il tempo e una rivoluzione politica, altro che rivoluzione culturale.

Detto ciò, l’Italia, terza economia d’Europa, avrebbe anche gioco facile a diventare la prima se nel parlamento esistesse una vera coscienza politica, e se le istituzioni di controllo e di giustizia non si facessero coinvolgere nei labirinti disegnati dalla politica. Politici, funzionari, dirigenti, manager di Stato, capi, capetti e parassiti, ovvero i veri responsabili del disastro finanziario italiano, super pagati, privilegiati, arricchitisi sulla ‘pelle viva’ dei cittadini senza nemmeno essere stati sfiorati dai sacrifici: ebbene, questi rappresentanti del fallimento italiano sono ancora lì alla faccia del premier rottamatore. Non corrono rischi di licenziamento e continuano ad essere immuni dalle responsabilità perché il regime continua a tutelarli, in quanto il loro operato né garantisce la sua sopravvivenza e perché rappresentano sempre quel ‘sottobosco di potere’, capace di mantenere inalterati gli equilibri di generazione in generazione, assumendo così la caratteristica di un vero e proprio Highlander. Renzi è un premier ‘del sistema’, di transizione e di estrema necessità dei partiti per evitare il voto, ma dato che non ha rottamato nulla, è anche il garante di tutto il vecchiume e del sistema di potere del passato, che è lì pronto a ringraziare quel poco di ‘nuovo’ che avanza per aver salvato il ‘vecchio’ che resta.

Con la sua ‘non politica’ Renzi ha dimostrato di essere quello che già si sapeva, ovvero il più grande centralista e statalista che la storia italiana abbia mai conosciuto, un vero riciclatore di ‘normative parassite’, riesumatore delle politiche oppressive, inventore di nuove norme legislative a sfavore dei più deboli, un insofferente all’economia reale, uno specialista finanziario che non capisce nulla di finanza, un amico delle banche prestato alla politica, quando invece, accettando l’incarico a presidente del Consiglio, aveva messo al centro della sua ‘non politica’ le fatidiche parole ‘trasparenza, reddito minimo garantito, e lavoro’ ovvero quelle promesse che non ha voluto mantenere e che sono state sconfessate dai provvedimenti del suo governo.

Ed è così che le strategie politiche, insieme ad una legge elettorale che a parole volevano cambiare, e che invece hanno preferito mantenere per meglio gestire e riciclare il ‘vecchiume politico’, impediscono al cittadino elettore qualsiasi possibilità di una futura scelta democratica. Fino a ieri Renzi meditava sul voto anticipato, ma oggi che il suo consenso cala a vista d’occhio, sta attuando una strategia di frantumazione dei voti in casa del Pd per impostare la nascita di un nuovo partito ‘farlocco’, ‘il partito della Nazione’, che Berlusconi è pronto ad appoggiare.

Concludendo, la vera sconfitta la patiranno come sempre gli elettori che, impotenti e rassegnati, vedranno ancora una volta il regime italiano salvarsi, e con esso, per ragion di Stato, si salveranno anche tutti quei parlamentari che gli elettori invece avrebbero preferito spedire a casa definitivamente. Chi saranno i vincitori delle prossime elezioni non è dato saperlo, e se personalmente sono portato a credere che potrebbero ancora congelarle con la promessa del ‘tutti assieme per salvare l’Italia’, chiunque le vincesse, il giorno dopo si ritroverebbe a dover fare i conti con sommosse popolari inevitabili, e dato che Renzi, come è consuetudine e logico che sia, continuerà a dire di aver salvato l’Italia, ci saranno invece coloro che gli ricorderanno come salvare l’Italia non sia servito ad una beata fava e che a salvare gli italiani non ci ha ancora pensato nessuno.

 

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