INDICE DEL BENESSERE: ITALIA ULTIMA IN EUROPA E NEL MONDO DIETRO IL COSTA RICA

di GIULIANO BALESTRERI

PIMILANO – Fuori dall’elite del calcio mondiale e da quella della prosperità. In Brasile, l’Italia è uscita al primo turno dei mondiali per mano di Costa Rica, Uruguay e Inghilterra: sarà un caso, ma tutti e tre la precedono anche nel Prosperity Index, l’indice basato sul benessere nazionale realizzato dal Legatum Institute. Peggio, se gli stessi criteri utilizzati dal Legatum Insitute fossero applicati al G20, l’Italia sarebbe al livello dei Paesi in via di sviluppo alla 37esima posizione, alle spalle di Costa Rica e Kuwait, ma davanti a Israele.

E così, insieme alla Grecia, l’Italia è l’unico Paese europeo fuori dai primi trenta, con caratteristiche più simili a quelle dei Paesi dell’Est che a quelli dell’Europa continentale o del Sud. Insomma, secondo il think tank inglese l’Italia resta ai margini del benessere. Le cause, però, non sono un mistero, piuttosto sono da ricercare nel costante declino di quattro categorie chiave: economia, governo, libertà personali ed educazione. Per questo in cima alla classifica mondiale ci sono i paesi nordici con la Norvergia, mentre Danimarca, Finlandia e Svezia rientrano nella top ten. Con loro anche Svizzera, Nuova Zelanda, Australia, Canada e Usa. In fondo la Repubblica Centroafricana.

Economia. Secondo il Legatum Institute il peggioramento è dovuto sopratutto al calo dei risparmi e all’aumento della disoccupazione con un’incidenza dei crediti in sofferenza tra le più alte d’Europa. Per contro l’esportazione di beni tecnologici è fra le più basse: solo Spagna e Portogallo fanno peggio. A questo si aggiunge la congiuntura economica con il Paese che si appresta a chiudere in recessione il terzo anno consecutivo: dati che hanno minato la fiducia degli italiani anche nei confronti delle istituzioni finanziarie. Di più: solo il 3,1% degli italiani pensa che l’Italia sia un buon paese per trovare lavoro. Un percentuale più bassa si trova solo in Grecia.

Politica. Le istituzioni restano il tallone d’Achille del Paese: peggiorano il principio di legalità e la qualità del sistema governativo; entrambi sono fanalini di coda nel Vecchio continente. Cambiano, in peggio, anche le aspettative degli italiani: dal calo della fiducia nel sistema giudiziario a quella verso le elezioni (penultimi in Europa per sentiment), ma soprattutto aumenta il malcontento nei confronti dei governi. Solo il 16% approva le politiche governative, un dato che relega l’Italia al 129esimo posto su 142 paesi analizzati. In tutto questo il livello di corruzione percepita è fra i più alti del mondo (89,8%).

Libertà personali.
La crisi sta cambiando profondamento l’Italia: il Paese sta diventando sempre meno tollerante verso gli immigrati e le minoranze. Preoccupa, però, il calo del numero di italiani soddisfatti con la propria libertà di scelta diminuito del 19% dal 63% del 2009 al 50% del 2014.

Certo si sono anche alcuni aspetti positivi a cominciare dai miglioramenti sul fronte della salute e dall’allungamento della vita media; aumentano i matrimoni, a dimostrazione di quanto il tessuto famigliare e sociale resti importante per il Paese. Tra gli altri aspetti positivi si registra la vitalità dell’imprenditorialità italiana nonostante le difficoltà tecniche: i costi di start up sono i più alti d’Europa, le tecnologie internet sono le più basse del Vecchio continente anche perché l’Italia è il fanalino di coda nella spesa in ricerca e sviluppo. Abbastanza per capire le difficoltà dell’Italia a invertire la rotta.

FONTE: WWW.REPUBBLICA.IT

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