di GIANLUCA MARCHI In questi giorni mi sono posto e riposto una domanda: ma a noi Lombardi cosa deve ancora capitare perché ci si indigni e si cominci a ribaltare il tavolo di questa Italia insopportabile e di questo Stato ladro, un tavolo a cui siamo assisi ma che è apparecchiato solo per mettercelo in quel posto? Rivolgo l’interrogativo ai Lombardi, perché almeno i miei amici Veneti, soprattutto quelli a cui più ribollono le budella, hanno la possibilità di aggrapparsi alla speranza del referendum per l’indipendenza. Anche durante le recenti mobilitazioni del Coordinamento 9 Dicembre, sebbene con i chiaroscuri che questo giornale non ha mancato di mettere in evidenza, quella lombarda mi è apparsa una presenza evanescente, mentre i Veneti, complice probabilmente la figura di un leader riconosciuto come l’amico Lucio Chiavegato, hanno dato una prova diversa. Qui in Lombardia, invece, tutto sembra tacere. E non mi riferisco tanto ai gruppi indipendentisti, ma alla gente comune, quella più toccata dalla crisi. La disoccupazione giovanile viaggia…















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