MENTRE IL MONDO GUARDA AL COVID, HONG KONG PROTESTA CONTRO I TIRANNI GIALLI

di REDAZIONE

La Cina, causa di ogni infezione influenzale a livello mondiale, approfitta della distrazione di massa per stringere il cappio al collo di Hong Kong.

Domenica 10 maggio scorso, c’è stata una nuova manifestazione anti-cinese, e questa volta con molti più partecipanti: diverse centinaia di persone si sono radunate in decine di centri commerciali della città. Questa volta le proteste sono state meno pacifiche di quelle del 26 aprile e ci sono stati scontri tra manifestanti e poliziotti in tenuta antisommossa.

Nel pomeriggio la protesta si è spostata nelle strade del distretto dello shopping di Mong Kok, dove alcuni manifestanti hanno cercato di dare fuoco a cassonetti della spazzatura: la polizia è intervenuta utilizzando spray urticanti e manganelli. In tutto sono state arrestate 250 persone.

La prima importante protesta dopo l’inizio dell’epidemia era avvenuta il 26 aprile nel centro commerciale Cityplaza, dove un centinaio di persone si erano radunate per manifestare pacificamente, urlare slogan contro la Cina e chiedere la scarcerazione degli attivisti arrestati nei mesi precedenti. La protesta, la prima da quando a marzo il governo aveva imposto il divieto di assembramenti di più di quattro persone in pubblico, era stata fermata dall’intervento della polizia, che aveva disperso i manifestanti senza grossi problemi.

Le proteste a Hong Kong erano quasi sparite a ridosso dell’epidemia da coronavirus, a partire dallo scorso novembre, con la vittoria alle elezioni locali dei partiti a favore della democrazia sostenuti dai movimenti delle proteste. Le elezioni avevano eletto nuovi consiglieri distrettuali di Hong Kong, che pur avendo poco potere avevano annunciato che avrebbero spostato nelle istituzioni le istanze delle proteste.

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