di LEONARDO FACCO
Per anni ci hanno raccontato che certe idee – nello specifico quelle liberali erano ormai fuori dalla storia. Peggio: han blaterato di crisi e povertà causate dal “neoliberismo”. Il libero mercato, la proprietà privata, la riduzione della spesa pubblica, la concorrenza, la deregulation, il rigore nei conti pubblici? Sia mai… concetti da confinare nei libri di economia o nei discorsi di qualche irriducibile libertario.
Poi è arrivato Javier Milei! La novità che rappresenta, a mio personale avviso, non consiste soltanto nelle riforme che sta tentando di realizzare in Argentina, dove è in corso un vero e proprio – ed unico nella storia – esperimento socio-economico. La novità più importante è culturale!!! Milei ha riportato al centro del dibattito parole e concetti che per decenni erano stati considerati quasi impronunciabili, anche da chi quei concetti avrebbe dovuto difenderli, anziché affossarli. E lo ha fatto come nessuno prima di lui c’era riuscito. Deficit, inflazione, emissione monetaria, privilegi, dimensioni dello Stato, concorrenza, libertà economica erano concetti trasformati in tecnicismi per addetti ai lavori (per lo più degli utili idioti keynesiani). Ora, invece, sono tornati ad essere oggetto di discussione politica, di confronto tra i cittadini e a livello mondiale.
Quante volte, nelle piazze che ho calcato tra il 2020 e il 2022, ho usato le sue parole per combattere la deriva totalitaria pandemica: “Non sono qui per guidare un gregge di pecore, ma per svegliare un branco di leoni”. Non ho avuto grande successo. Lo stesso slogan, che è del mio amico Javier ha invece colpito nel segno e i leoni hanno iniziato a ruggire contro uno Stato sempre più grande, una tassazione sempre più invasiva, deficit fiscali eterni, moneta manipolata, regolamentazioni crescenti e una classe politica convinta di poter decidere ogni dettaglio della vita economica dei cittadini. Nel 2023 gli argentini lo hanno voluto alla presidenza del loro paese.
Fortunatamente, ed anche questo è un successo dell’economista bonairense, la battaglia non è rimasta confinata all’Argentina. Milei ha portato queste idee sui grandi palcoscenici internazionali, a partire da quel Davos del 2024, dove – con davanti a sé una platea di parassiti e “empresaurios”- ha scelto di difendere apertamente il capitalismo fondato sulla libertà d’impresa, sulla proprietà privata e sul libero scambio. Non si è rivolto con un linguaggio rassicurante alle élite internazionali: le ha prese a sberle in faccia ed ha rivendicato una precisa visione del mondo. Dopodiché lo ha replicato in ogni consesso internazionale in cui è stato invitato.
È proprio questo aspetto che rende il “fenomeno Milei” più interessante della semplice esperienza politica di un presidente argentino. Non tutti coloro che guardano con interesse a Milei condividono necessariamente ogni sua scelta (i peggiori sono gli Idihoppe, inutili idioti dello statalismo). Il suo programma – a suon di “motosierra e Afuera” può essere esportato in ogni paese del mondo occidentale. È pretestuoso negare che abbia cambiato il modo di discutere: oggi, in molte parti del mondo, si torna a dibattere apertamente di quanto debba essere rimpicciolito lo Stato e di quanto spazio debba invece essere lasciato alla libertà individuale.
Il fenomeno Milei è soprattutto la palese intrapresa di una battaglia culturale vera e propria contro il socialismo. Prima ancora di cambiare le istituzioni, occorre cambiare ciò che le persone considerano inevitabile. Questo, ancor prima dei risultati economici, è il significato più importante del suo essere «leoni»: non una folla che obbedisce a un nuovo leader (lui stesso ha detto che “non servono 50 anni di Milei, ma di liberalismo”), ma individui che ricominciano a chiedersi perché debbano accettare come inevitabile tutto ciò che lo Stato ha costruito intorno alle loro vite. E quando cominciano a porsi questa domanda, il fenomeno travalica le frontiere dell’Argentina, come han dimostrato le elezioni in Sudamerica degli ultimi tre anni, ovvero da quando Javier è assurto a leader mondiale della libertà.
Per queste ragioni, sabato 10 ottobre prossimo, presenteremo l’ISTITUTO JAVIER MILEI a Milano.

