di GILBERTO ONETO
Visto che oggi c'è chi festeggia i 218 anni della bandiera tricolore, riproponiamo un articolo che offre un punto diverso sulla questione.
Secondo la storia patria “ufficiale”, il tricolore italiano ha compiuto 218 anni e ci siamo subiti le omelie “napolitane” sulla sacralità del feticcio e sul suo salvifico ruolo di totem dell’unità nazionale. Come ogni altro simbolo politico e identitario, anche il tricolore italiano nasce da una serie di sovrapposizioni di segni, di casualità e di invenzioni: come tutti i simboli merita rispetto e – per questo – non servono mitizzazioni e sacralizzazioni, non serve farne una reliquia circondata da nuvole di incenso e protetta dai gendarmi. Invece oggi il tricolore – caso pressoché unico al mondo - è difeso da alcuni minacciosi articoli del Codice Rocco e la sua esposizione è oggetto di una serie di disposizioni di legge puntigliose quanto sistematicamente disattese.
Forse è proprio la sua de
Grande articolo! Andrebbero di certo abolite le leggi citate in apertura e tutte quelle simili che limitano la libertà di esprimersi liberamente sull’Italia, sulla sua storia, sulle sue istituzioni, e sui suoi simboli. Uno il rispetto se lo guadagna, non lo esige minacciando ritorsioni! L’idea di impedire con la forza l’espressione di idee e sentimenti non sufficientemente politically correct è autoritaria e comunque demenziale! La lista delle cretinate da punire sarebbe infinita e perennemente parziale e arbitraria!