Plebiscito digitale veneto, oltre al voto servirà una prova di forza

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di MAURO GARGAGLIONE Diverse testate estere si stanno occupando del referendum digitale veneto. Se ne parla a Barcellona e a Londra per esempio. In Italia, per ora, solo qualche battutina ironica da parte di qualche “firma” che scrive su questo o quel giornalone sussidiato dallo Stato. Ti ignorano (fatto), ti deridono (stanno cominciando), ti combattono (vedremo) poi hai vinto (speriamo). Così diceva Gandhi. Provo ad immaginarmi possibili scenari e relative implicazioni. Una fetta numerosissima di Veneti (uno, due, tre milioni di persone) esprime la volontà di essere cittadini di un Veneto Stato. Quanti, lo vedremo. Qui casca a fagiuolo un convegno a cui ho assistito dove Giancarlo Pagliarini e Chiara Battistoni hanno spiegato, da par loro, il grande equivoco, alimentato ad arte, sul decentramento politico come via alla libertà e all’autogoverno dei cittadini. Balle! Decentrare non c’entra assolutamente nulla con la libertà dei cittadini di “comandare” sul loro territorio. Il fatto che venga aperta una prefettura in ogni comune e depotenziato il ministero degli interni centrale mica significa più…

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