QUELLI COME PADOAN PROGRAMMANO A TRE ANNI E TI TASSANO OGNI ANNO

di MATTEO CORSINI

Intervistato dal Sole 24 Ore, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha affermato, tra le altre cose: “In Europa dobbiamo immaginare una prospettiva a medio termine con più spazio per gli investimenti in un contesto nel quale il debito deve continuare a scendere, grazie appunto anche alla crescita. Per ottenere questo risultato, occorre ragionare sui parametri di bilancio, e, per esempio, una valutazione su un orizzonte triennale anziché annuale cambierebbe molte cose”.

Come in altre occasioni, Padoan usa il verbo “continuare” riferendosi alla riduzione del debito pubblico. Verbo inappropriato, quanto meno se riferito al contesto italiano. Avrebbe dovuto utilizzare il verbo “iniziare”. Quanto all’idea di fare una valutazione triennale anziché annuale dei parametri di bilancio, Padoan sostiene che ciò “cambierebbe molte cose”. L’idea di fondo consiste nel fare più deficit oggi, contando sul miglioramento nell’arco del triennio, grazie alla “crescita”.

Crescita che sembra una panacea, ma che continua a essere più moscia della erre del ministro, e che, finora, non è mai stata tale da compensare il deficit fatto per ottenerla, in barba ai canoni keynesiani. Come non notare, poi, l’atteggiamento di Padoan che, vestendo i panni di chi deve rendere conto dell’andamento della finanza pubblica, chiede una valutazione triennale, mentre quando veste i panni del tassatore impone ai sudditi non solo di pagare di anno in anno, bensì in anticipo rispetto all’anno successivo.

Robe da pazzi.

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