di PAOLO L. BERNARDINI La debolezza della costruzioni statuali artificiali, quasi tutte ottocentesche, come l’Italia, appunto, si vede bene leggendo la storia del Belgio, ormai ufficiosamente tripartito, con una capitale che fa vita a sé, e Valloni e Fiamminghi ai ferri corti, in attesa di andare (o piuttosto tornare) ciascuno al proprio destino. Da sempre, forse, perché, come per gli italiani, non fu mai possibile trovare per loro una base identitaria comune, che andasse aldilà di quella strumentalmente usata dalle potenze europee per creare lo stato cuscinetto belga negli anni Trenta dell’Ottocento, ovvero la comune appartenenza al Cattolicesimo, contro la supposta “heretica pravitas” degli Olandesi, come se fossero stati motivi religiosi e non economici la vera base della rivoluzione del 1830, che poi portò rovina con la distruzione del tessile a Gand e la caduta verticale dei traffici ad Anversa, porto ormai privato del traffico coloniale. Che il Belgio come regno fittizio abbia mal funzionato fin dall’inizio è a tutti chiaro, comprato e venduto non…















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