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“Route 72”: tracce di indipendentismo veneto

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di PAOLO L. BERNARDINI

27 giugno 2023. Un giorno sull’altipiano. Non un anno, per non produrre la retorica così nefasta per il Veneto stesso (per la sua storia, ma anche per la sua letteratura) propria di Emilio Lussu che veneto non era. E del suo romanzo.

Quando si arriva, scendendo verso Bassano, al paesino di Tortima, lo sguardo incontra per la prima volta l’immensa, meravigliosa pianura padana, Vicenza Verona Marostica e poi agli sguardi acuti il Veneto tutto o quasi. In fondo Asiago è mondo a sé, più rivolto verso il proprio interno che non il proprio esterno. Diverso il caso di Lusiana, Conco, e dei vari “balconi” sulla pianura ubertosa, bella, di industrie e agricoltura, che ancor fa ricco il Veneto. Ancora per quanto, non si sa. Ancora quanto ricco non si sa. Percorre la SP 72, un gioco di prospettive e tornanti, e nuove prospettive che si aprono per ogni nuovo tornante.

La prospettiva che più amo, è quella che guarda verso la libertà. E qui, su questa route 72, si sogna un po’ come se fossimo sulla route 66, ma anzi ancor di più. Quasi ad ogni tornante, un leone rosso di San Marco, rosso sangue, o rosso fuoco, o un misto di entrambi. Poi, poco dopo Bassano, ecco una villa piena di gonfaloni, appaiati con l’estelada catalana, talvolta. Che si entri in un mondo fatato? Che qui la libertà si sia realizzata. Per qualcuno, sì. Dopo un giorno in terra cimbra, mi domando se in un Veneto indipendente i Sette Comuni, la Magnifica Comunità, non dovrebbero essere forse indipendenti anch’essi, o, insomma, molto molto autonomi, con la stessa autonomia che garantì loro, e come non poteva farlo, la Serenissima.

Singolare, la scritta: “Veneto Stato Indipendentista”. Non dovrebbe essere “Veneto Stato Indipendente”? E invece è bello l’auspicio in questo errore apparente. Che il Veneto diventi indipendente, e poi si faccia modello e fomite, sostenitore e campione, di nuove indipendenze. Magari della Lombardia! Uno stato indipendentista serve molto più la causa della libertà – quella di noi libertari insomma – di un Veneto “semplicemente” indipendente, e che poi non si cura degli Stati vicini (o lontani).

Dolcemente scendo la route 72 fino a Bassano, come la mattina la ho risalita. Godo dell’immensa bellezza di queste vedute, e poi capisco perché una famiglia di immensi pittori – non uno solo, ma una famiglia intera – vide la luce a Bassano.

Io dipingo solo nella mia mente ideali di libertà, e ordinamenti che la rispettino. Forse in bianco e nero. Percorrere la nostra route 72 fa bene all’anima. Ma ci si spinga anche sulla strada che va in orizzontale e percorrere fino a Enego l’altipiano (o “altopiano” come si legge qui, magari variante corretta, ma che non amo). La route 76. Anche qui rossi leoni fiammeggianti. E tanti gonfaloni alle finestre.

Tracce di un sentire che non muore. Moriranno, piuttosto, coloro che ogni volta di nuovo tentano di soffocarlo. Evviva San Marco!

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1 COMMENT

  1. E’ sbagliato solo il finale. Quelli che tentano di soffocare il libero sentire non stanno effettuando solo un tentativo e non moriranno prima di noi. Perché questa volta stanno vincendo, anzi hanno già vinto e ci riducono a definitivamente soffocati.

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