SEI UN MEDICO VENEZUELANO SPECIALIZZATO? L’ITALIA TI COSTRINGE AD ANDARTENE

di SILVANO POLO

Dopo questa esperienza mi sento davvero indignato perché ho avuto prova, ancora una volta, di quanto sarà deleteria e dannosa per ogni società futura la “burocrazia cavillosa” che gli statali hanno imposto ed impongono con i loro regolamenti pignoli e insulsi, sul genere dei “regolamenti sugli appalti pubblici” che, in pratica, hanno bloccato l’esecuzione di qualsiasi opera pubblica in questo paese.

Queste sono le mie personali osservazioni critiche all’iter della pratica di riconoscimento della professione di medico chirurgo, conseguita all’estero, da mio nipote il Dr. Sami Harb, cittadino italiano per matrimonio, di 55 anni, nato in Venezuela e medico chirurgo con specializzazione in chirurgia generale senologia, già primario dell’ospedale civile di San Cristobal ed iscritto all’ordine del medici del Venezuela dal 1989.

Anzitutto, non si comprende la ragione del perché sia richiesta la cosiddetta “dichiarazione di valore” che viene rilasciata solo dai consolati esteri a riprova degli studi fatti all’estero quando, poi, il Ministero richiede la presentazione di quegli stessi documenti originali tradotti e legalizzati. Ebbene questa “dichiarazione di valore” comporta un sacco di tempo perso, almeno un anno e più di attesa senza che aggiunga nulla di significativo allo stato di fatto, ma solamente burocrazia estera per la successiva burocrazia nazionale.

Nonostante il Dr. Harb abbia presentato tutti i documenti originali tradotti e legalizzati e la “dichiarazione di valore” solamente per la laurea in medicina e chirurgia e non quella della specializzazione in chirurgia generale, perché ancora a Caracas, il Ministero, dopo 7 mesi, ha risposto che il Dr. Harb dovrà fare i test d’esame per 4 materie poiché il suo piano di studi, dei 6 anni di corso di medicina svolto, risulta difforme da quello italiano. Non sono in grado di sapere quale sia e quanto pesi questa difformità su quei quattro esami, tuttavia, sono invece più che sicuro che nessun medico italiano, che si sia successivamente specializzato e che da  25 anni operi nel suo settore specifico, sia in grado di ricordare qualcosa degli esami diversi da quelli della sua specializzazione, tant’è che, proprio nel settore della chirurgia, ci sono specialisti noti e referenziati per ogni più piccola parte del corpo e questo senza nulla togliere agli altri colleghi.

Ecco perché il Dr. Harb ritiene inutile ed in un certo senso anche umiliante dover sostenere esami per materie che non gli appartengono più giacchè altro è il suo campo di conoscenza.

E così, un medico chirurgo, con 25 anni di esperienza di sala operatoria, con una media di 300 interventi l’anno, decide di ritornare in Venezuela e cercare altre vie per il futuro suo e della sua famiglia.

Che dire poi quando si viene a sapere che lo stato italiano ha fatto recenti accordi con l’ Egitto e si scopre che un medico-chirurgo laureato egiziano è ritenuto “equipollente” a tutti gli effetti ad un medico-chirurgo laureatosi in Italia?  Ebbene si, la burocrazia è proprio una gran cosa!

Eppure, si legge ovunque che solo nel nostro Veneto mancherebbero 1.300 medici e questo mi fa dire : “ma quanto stupidi siamo a rifiutare chi era già qui e poteva essere subito disponibile e anche specializzato?

Date le circostanze ed i bisogni, non si poteva fare una deroga, come per i neolaureati ancora specializzandi che sono stati immessi in  corsia?

Perché si deve obbligatoriamente passare da Roma per una semplice certificazione di titoli accademici conseguiti all’estero, oltretutto tradotti e legalizzati?  Le Regioni non ne sarebbero capaci? Quali competenze mai occorreranno per una valutazione del genere?

Ha ragione il Governatore Zaia quando afferma che “serve un approccio più anglosassone, più pragmatico”, non per niente sta diventando sempre più evidente la debolezza del nostro diritto romano (che pretende di legiferare su tutto) rispetto a quello anglosassone, ma potrei erudirlo, ulteriormente, parlandoGli di “struttural-funzionalismo”.

E allora concludo ringraziando questo stato di burocrati, di personaggi statali che sanno come vanno applicati i regolamenti, con tanti auguri per la generazioni future che non hanno ancora capito cos’è l’ “apparato statale” e cosa diventerà.

Resta la consolazione di aver appreso che un medico-chirurgo venezuelano (e cittadino italiano!) già primario e con 25 anni di esperienza vale meno di un neolaureato italiano non ancora specializzato ed anche di un medico-chirurgo egiziano neolaureato. Grazie Italia!

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