ORA SI ACCORGONO CHE L’ITALIA MUORE DI TASSE. RECORD MONDIALE NEL 2013

di GIORGIO CALABRESI

tasse record mondialeAlcuni lo vanno dicendo da tempo, ma spesso e volentieri si preferisce discutere d’altro: l’Italia è un paese che sta morendo anche e soprattutto di tasse. E’ un record mondiale ben poco invidiabile quello toccato nel 2013 dall’Italia in quanto a pressione fiscale effettiva: a quota 53,2% al netto del sommerso (che copre una corposa quota del 17,3%), il livello massimo tra i paesi Ocse. A calcolarlo è l’Ufficio studi della Confcommercio secondo il quale, sempre nel 2013, la pressione fiscale apparente è invece a quota 44,1%. Italiani insomma «pagatori di troppe tasse» accusa l’associazione dei commercianti il cui presidente Carlo Sangalli vede oggi nella pressione fiscale «la mortificazione della crescita». Forse un po’ tardi per accorgersi e denunciare la gravità del problema…

La Confcommercio inoltre rivede al ribasso le proprie stime del Pil nel 2014: 0,3% invece dello 0,5%. Per i consumi la curva è in crescita grazie all’effetto ‘bonus 80 euro’, anche se appena di un decimo di punto. A fine 2014 per i commercianti la spesa delle famiglie misurerà +0,2%. Nel 2015, sempre secondo la Confcommercio, il Pil crescerà dello 0,9% mentre i consumi si attesteranno allo 0,7%. Occhio però al rischio sfiducia che potrebbe innescare «revisioni al ribasso». E occhio soprattutto a quello che per Sangalli è un «passaggio ineludibile: tagliare le tasse per favorire la crescita. È la premessa a qualsiasi azione che possa ricostituire il potere d’acquisto delle famiglie». Perchè se non cresciamo, ha avvertito il numero 1 della Confcommercio durante un convegno dedicato a fiscalità e crescita, «non solo i problemi non si risolvono ma si acuiscono. E non si può escludere che a ottobre per questi motivi, sarà necessaria come taluni già sostengono, una manovra correttiva».

Nessuna manovra bis, frena il viceministro all’Economia Enrico Morando il quale però conferma il poco eccellente primato italiano sulla pressione fiscale su lavoro e imprese in ambito Ocse. «Se il pil nazionale cala il doppio rispetto a quello di altri Paesi significa che ci sono problemi strutturali che non dipendono dalla simpatia del presidente del Consiglio di turno» ha aggiunto il viceministro commentando in questi termini un passaggio dell’analisi dell’Ufficio studi dalla quale emerge che dal 1996 al 2013 i Paesi che hanno maggiormente tagliato i tributi sono quelli che hanno registrato i maggiori tassi di crescita. È il caso di Germania e Svezia, dentro e fuori dall’euro, che hanno ridotto dal 2000 a oggi rispettivamente del 6 e del 14% la pressione fiscale incassando livelli di crescita del 15 e del 21%.

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