SI SCRIVE “EQUO COMPENSO”, MA SI LEGGE “PROTEZIONISMO”!

di MATTEO CORSINI

Mentre l’attenzione dei mezzi di informazione è per lo più concentrata su immigrazione e salvataggi bancari a spese dei pagatori di tasse, sta per essere (re)introdotto (non senza ampio esercizio di lobbismo da parte dei beneficiari) l’equo compenso per i professionisti iscritti agli Albi.

Marina Calderone, presidente del Comitato unico delle professioni (Cup) si dimostra entusiasta: “Accogliamo con favore questo Ddl perché darà maggiori certezze non solo agli iscritti agli Albi ma anche ai cittadini”. Probabilmente darà certezze agli iscritti agli Albi, quanto ai cittadini qualche dubbio l’avrei.

Il compenso è considerato “equo” se è “proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professionale”. In pratica è reintrodotta una tariffa minima per legge, in base a parametri che limitano almeno in parte le libertà contrattuale.

Secondo Calderonesarà possibile confinare le pratiche piratesche, fondate esclusivamente sull’accaparramento della clientela in base a una offerta della prestazione con compensi irrisori, al di fuori delle dinamiche legittime del mercato del lavoro professionale.”

In sostanza, una forma di protezionismo, come sempre mascherata (maldestramente, a mio parere) tirando in ballo il bene dei clienti.

Ora, in un mercato è illegittimo aggredire la proprietà altrui, ma nel praticare un prezzo di offerta inferiore a quello dei concorrenti non vedo cosa ci sia di illegittimo.

Si eviti almeno l’ipocrisia di dire che queste barriere al ribasso sono a tutela dei cittadini.

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