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Spesa pubblica: da 815 a 829 miliardi di euro. e lo chiamano rigore!

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di MATTEO CORSINI

Yoram Gutgeld continua a difendere la sua spending review: Nel positivo e stimolante dibattito che si è accesso dopo la presentazione di questa relazione sono state mosse due critiche costruttive, che pensiamo meritino delle risposte. Prima critica: «Il gioco delle tre carte: avete solo redistribuito la spesa, ma non l’avete ridotta». Risposta: 32 economie avanzate su 34 (paesi Ocse) hanno aumentato tra il 2013 e il 2016 la spesa nominale della loro macchina pubblica di un valore medio pari a circa il 10%. Solo due Paesi hanno fatto meglio: la Grecia, che in una situazione drammatica ha dovuto ridurla, e l’Italia, che ha mantenuto la spesa sostanzialmente costante. Quindi, se lo Stato italiano appare spendaccione, poco rigoroso e malleabile alle pressioni del partito della spesa, gli altri Paesi sono molto peggio. Tra questi si trovano Paesi in procedura di infrazione per deficit eccessivo come la Spagna e la Francia, Paesi che hanno ricevuto ingenti aiuti dalla Troika e obbligati a pesanti sacrifici, come l’Irlanda e il Portogallo, e Paesi che hanno lanciato ambiziosi programmi di spending review come il Regno Unito e l’Olanda”.

Questo è un classico: gli altri hanno speso di più. Premesso che la spesa pubblica nominale in Italia è comunque aumentata nel periodo in esame (sia quella complessiva, sia quella primaria), ci sono due problemi: quanto si spende in rapporto al proprio Pil e quanto debito si è accumulato nel corso del tempo. In entrambi i casi la Grecia e l’Italia sono messe peggio o molto peggio degli altri. Non ha quindi alcun senso dire che altri hanno speso di più. Evidentemente lo avevano fatto meno in passato e hanno economie che consentono loro di spendere di più.

Ma Gutgeld preferisce porre un dubbio:Sorge quindi spontaneamente un dubbio: come è possibile che non esista un singolo Stato in grado di rispettare una ricetta rigorista? Quando la teoria non corrisponde ai fatti, è buona prassi rivedere la teoria, anziché negare i fatti. Infatti, per garantire la qualità dei servizi pubblici e in particolare di quelli sociali (pensioni, sanità e assistenza ai poveri, ai disabili e ai disoccupati), la spesa pubblica di tutti i Paesi avanzati è destinata a crescere. La nostra a differenza degli altri Paesi non è cresciuta. Questo di per sé non è un vanto. È facile tagliare la spesa se si tagliano i servizi. E’ quello che ha fatto la Grecia. E’ molto più difficile tagliare la spesa garantendo i servizi. E’ quello che abbiamo fatto noi. Più insegnanti di sostegno alla scuola; più farmaci innovativi come per esempio quelli salva vita per l’epatite C dati a più di 60 mila malati terminali con un costo complessivo superiore a un miliardo, e cosi via. I 29,9 miliardi di spesa tagliati promuovendo l’efficienza sono serviti a raggiungere questi risultati. A seguito di questo lavoro il livello di spesa per i servizi pubblici del nostro paese risulta il più basso tra i grandi paesi europei, alla pari della Spagna e al di sotto del Regno Unito, della Germania e della Francia.”

Sempre premesso che la spesa pubblica era pari a 815 miliardi nel 2013 e nel 2016 era salita a 829 miliardi (al netto degli interessi è passata da 683 a 705 miliardi), i fatti dicono che quasi ovunque i cosiddetti servizi sociali comportano una spesa che, semplicemente, viene via via ribaltata su chi pagherà le tasse in futuro. Ovviamente, poi, la qualità media dei servizi non è identica ovunque. Ma non è di questo che intendo occuparmi.

I casi sono comunque due: o si ridimensionano tali servizi, oppure gli oneri fiscali a carico di chi paga le tasse continueranno ad aumentare, con l’aggravante che andranno a carico (per lo più) di persone che non hanno alcun potere decisionale in merito a quanto si spende oggi. Questi sono fatti che non andrebbero negati.

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1 COMMENT

  1. Io non ricordo che siano mai stati attuati risparmi veri e strutturali nei bilanci pubblici.
    Si parla, al massimo di rallentamento nella velocità di creazione del debito.
    Il peggio è, quindi, assicurato.

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