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Tassare le perdite sui crediti delle banche, un ragionamento illogico

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TASSE-6di MATTEO CORSINI

“Il Governo sta pensando di rendere deducibili in un anno le perdite su crediti delle banche. E’ bene ricordare che esiste un motivo se le sofferenze hanno un trattamento fiscale peculiare ed è che esse sono insite nell’attività bancaria e quindi già scontate nel prezzo del credito”. Giovanni Paglia è deputato di Sel e componente della commissione Finanze della Camera. Commentando l’ipotesi di rendere deducibili in un solo anno le perdite su crediti delle banche, parla di regalo del governo alle banche stesse.

Il problema principale della maggior parte delle invettive contro le banche è che colpiscono i bersagli sbagliati. Invece di sentire critiche al sistema della riserva frazionaria, si sente invocare più credito per tutti; invece di contrastare la creazione di denaro dal nulla per le conseguenze sul potere d’acquisto dei risparmiatori e dei percettori di redditi fissi, si invoca la stampa illimitata di denaro, senza accorgersi (o fingendo di non accorgersi) che quello è il vero regalo alle banche, oltre che ai debitori “vip” delle stesse.

Se c’è una cosa che non rappresenterebbe un regalo alle banche è proprio la possibilità di dedurre in un solo anno le perdite su crediti. Fino al 2013, infatti, le perdite su crediti erano spalmate in 18 anni; da allora la spalmatura è stata abbassata a 5 anni. In buona sostanza, a fronte di una perdita realizzata, le banche hanno un reddito imponibile gonfiato rispetto all’utile d’esercizio, pagando subito maggiori imposte e iscrivendo poi dei crediti di imposta in bilancio. Può quindi capitare che, pur chiudendo un bilancio in perdita, paghino imposte su utili determinati artificialmente per via della limitata deducibilità delle perdite su crediti.

Paglia sostiene che “esiste un motivo se le sofferenze hanno un trattamento fiscale peculiare ed è che esse sono insite nell’attività bancaria e quindi già scontate nel prezzo del credito”. In realtà si tratta di un ragionamento del tutto illogico, dato che in ogni attività si corrono rischi e il pricing dei prodotti può teoricamente tenerne conto, ma non per questo in caso di perdita la stessa viene spalmata su più anni.

E’ evidente che il vero motivo è che lo Stato, in perenne ricerca di denaro, ha inventato questo meccanismo per mere ragioni di gettito fiscale. Non a caso questo trattamento fiscale delle perdite su crediti delle banche esiste solo in Italia. Questo Paglia non lo ha detto, però.

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