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Veneto, se vincesse la moretti che ne sarà dell’indipendentismo?

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partiti_venetidi FIORENZO PIEROBON

Lucio Chiavegato, da quando ha fondato la sua associazione, ha una sola idea in testa: riuscire a trovare la quadra per unire tutte le sigle politiche che caratterizzano l’indipendentismo veneto. Per ora, è nato il cartello elettorale “Noi Veneto Indipendente”, che riunisce 6/7 gruppi. Alessio Morosin va per la sua strada e, in attesa delle Regionali prossime, insiste col dire che va fatto il referendum subito, il che è assai improbabile. Gianluca Busato, caduta la cortina fumogena sul plebiscito digitale farsesco, ha messo in campo l’ennesimo partito indipendentista.  Tutti si danno da fare, organizzano convegni e riunioni in tutta la regione. Han tentato di trovare la quadra tra di loro qualche mese fa (impossibile, visto che erano già stati insieme in Veneto Stato e hanno dato vita a scissioni a catena), sedendosi attorno a un tavolo in quel di Castelbrando, ma è stato un nulla di fatto. 

Che ne sarà dell’indipendentismo veneto in vista delle elezioni Regionali di quest’anno? Stando alle dichiarazioni di Chiavegato, e all’evolversi dei fatti, che i galli nel pollaio si accordino appare difficile: “Il tempo passa e qualcuno continua a fare lo gnorri – ha scritto sul suo profilo Facebook – El tenpo el pasa e calchedun no ghe sente…o no vol sentirghe”. Il riferimento è sicuramente ai leader di “VenetoSi” e “Indipendenza Veneta”, che han detto chiaramente che percorreranno la loro strada autonomamente. Quindi? Quindi, il venetismo si ritrova al solito punto di partenza, dove la litigiosità è le ripicche (logica conseguenza di un passato da ex-leghisti) prevalgono sul buon senso. 

Tra le tante accuse che volano, c’è quella secondo cui “Noi Veneto Indipendente” sarebbe troppo contiguo a Zaia, al punto da aver già trovato un accordo in vista delle elezioni di maggio. E’ così? Che i suoi dirigenti abbiano parlato col governatore non v’è dubbio. Che vi sia già un accordo non corrisponde al vero, anche perché Zaia, che la Lega Nord dovrebbe ricandidare alla poltrona di Palazzo Ferro Fini, sta per ora alla finestra, in attesa che si chiuda la querelle – tutta italianista, riguardante la leadership nel centrodestra – fra Flavio Tosi e Matteo Salvini, che non dovrebbe aver problemi a spuntarla. Non solo. Zaia è anche costretto a capire quel che accadrà in Forza Italia, dove si attende il rientro ufficiale di Silvio Berlusconi, con annessi e connessi. Forza Italia è l’alleato che ha permesso a Zaia di vincere nel 2010, ma è anche l’alleato che – insieme a Fratelli d’Italia e Ncd e forse qualcos’altro – si ripresenterà a sostegno di Zaia tra qualche mese.

Nel frattempo, è comparsa la figura di Alessandra Moretti, che dopo aver vinto le “primarie” nel PD è la candidata presidente designata per la Regione Veneto. La Moretti conta poco o nulla di per sé, ma – come è stato per la Serracchiani in Friuli – prenderà i voti del suo partito e dei suoi alleati, che in caso di astensione alta (come accaduto in Emilia Romagna, dove i non votanti sono stati poco meno del 70%), potrebbero addirittura portarla alla vittoria. 

Preso atto della situazione, che potrebbe certamente cambiare da qui al prossimo mese di maggio, che ne sarà – politicamente parlando – dell’indipendentismo in Veneto? Le frizioni fra le compagini venete non lasciano ben sperare (non v’è alcuna possibilità che in Veneto possa vincere un partito secessionista, come potrebbe accadere in Scozia o in Catalunya). Anzi, è molto probabile che le prossime elezioni regionali diano l’esatta dimensione dell’indipendentismo stesso (che nonostante tutto è il meglio organizzato nella penisola), che fino ad oggi, ogni volta che s’è presentato (diviso, ovvio) davanti agli elettori, ha raccolto poche migliaia di voti. Che la Lega Nord e Zaia possano fare da portabandiera del secessionismo è escluso, considerato che Salvini è stato chiaro ed ha ufficialmente abbracciato le priorità dell’Italia. 

Vincerà la Moretti? Non è del tutto improbabile. Se dovesse accadere, però, per gli indipendentisti potrebbe rappresentare una salutare lezione e sarebbe, forse, la volta buona per fare tabula rasa di un passato che non si è mai veramente affrancato dalle metodologie bossiane.

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4 COMMENTS

  1. Tra Pd e Pdl, ovvero tra i partiti della ‘politica e affari’ in veneto è una bella lotta. Non intendo fare qui il profeta, ma dato che ricandideranno una bella maggioranza dei candidati uscenti, sarà facile rivedere la stessa situazione dell’Emilia Romagna. Chi guiderà la regione sarà sempre una minoranza. E dato per scontato che i movimenti indipendentisti (per colpa loro) si e no arriveranno a conseguire quello zerovirgola necessario a ad eleggere i rispettivi ‘capobastone’, si renderanno perfino responsabili di aver ‘ucciso’ l’ideale indipendentista. Con tanti saluti a tutti coloro che in questi anni hanno veramente lottato per l’indipendenza. Proprio per rispetto di questi, mai andrò a votare una accozzaglia di incapaci totali, e tanto meno, voterei per coloro che si ripresentano.

    • caro Fabrizio, come darti torto…
      Predichiamo da anni che i Partiti – compresi quelli indipendentisti – sono il tumore.
      Abbiamo tu ed io indicato un percorso, lo abbiamo applicato vincendo, ma abbiamo commesso un “errore”… nel nostro progetto non c’e’ bisogno alcuno di Partiti e soprattutto di capibastone e primedonne; ecco perché non e’ stato preso in considerazione dai vari gruppi e partiti indipendentisti.
      Non resta che una via, dolorosa, che fa paura ma che nulla ha a che fare con partiti, elezioni, vie internazionali, etc….. E non sara’ né pacifica né tantomeno legale.

  2. Analisi precisa e puntuale, per quanto mi riguarda questo è l’ultimo treno, è dal 2010 e cioè dalla scissione dell’ormai tristemente famoso, Hotel Viest teatro di quell’inizio o meglio fine di un sogno chiamato indipendentismo… Busato Pizzati e Morosin hanno dimostrato in quel frangente la loro “fragilità” di statisti, incapaci come sono stati di accettare un verdetto apparentemente a loro sfavore, preferendo all’unità vie di tipo personalistico che li hanno portati singolarmente al NULLA! Ora l’ULTIMA occasione NVI è l’ultimo tentativo di ritornare a quel progetto VINCENTE di fronte a un classe politica che ha perduto completamente la fiducia da parte del popolo, Salvini sta raccogliendo un effimero successo che paradossalmente sarà la causa della distruzione definitiva di quello che si chiama Lega, sognando un leadership a destra improbabile quanto irraggiungibile per evidenti limiti e capacità di analisi politica, vendendo di fatto fumo a italioti sempre più disperati e alla ricerca di un leader che certamente non sarà il padano. Questo è un momento STORICO irripetibile e NOI anziché approfittarne cosa facciamo? LITIGHIAMO… evidentemente ci meritiamo tutta la merda che ci pioverà addosso, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

    • Analisi impietosa, fredda, se si vuole, ma lucida, precisa, incontestabile… Solo spersonalizzandosi, e gettando ogni ambizione personale e ogni calcolo utilitaristico nella fornace dell’interesse comune (veneto), si può pervenire a certi successi indipendentisti. Priorità assoluta: delenda est Italia! E’ in questa pre-necessità, ne sono profondamente convinto, la chiave per iniziare con decisione e fermezza il processo di rivendicazione dell’indipendenza del Veneto.
      Forse non sarebbe male porre in seconda linea le varie sigle e riconoscersi tutti in un movimento cui dare il nome inequivocabile di “VENETO” (è quello che sto cercando di fare anche in Toscana: rivendicare l’indipendenza della Toscana dando vita al movimento “TOSCANA”, sic et simpliciter, senza nessun’ aggettivazione o riferimento).
      E abbandonerei anche il termine secessione, per concentrare ogni sforzo su rivendicazione, poiché invero si tratta, per il Veneto come per la Toscana, di rivendicare un’indipendenza perduta grazie all’invenzione di uno Stato italiano del tutto artificiosa, pilotata da interessi anglosassoni in odio e a detrimento dell’impero asburgico e che coinvolse anche il Regno Borbonico… Ma questo è un altro discorso, peraltro affatto trascurabile.
      VIVA SAN MARCO!

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