di MATTEO CORSINI
“Come può essere che il principale problema della Grecia siano le pensioni troppo generose, quando il 43% dei pensionati riceve meno di 660 euro al mese”? Lo ha detto Effie Achtsioglou, il ministro del lavoro in Grecia. Come periodicamente accade dal 2010, lo stato di insolvenza della Grecia torna a fare notizia.
Giova ricordare che negli ultimi sei anni la Grecia ha ricevuto finanziamenti da Paesi Ue e FMI per 240 miliardi (110 nel 2010 e 130 nel 2011), beneficiando inoltre di una ristrutturazione a carico dei creditori privati per 107 miliardi nel 2012. Infine, nel 2015 ha ottenuto un altro programma di aiuti finanziari per 86 miliardi.
Il problema è che le condizioni di partenza delle finanze pubbliche greche, dopo trent’anni di accumulazione di deficit a spese sostanzialmente del resto d’Europa (con creditori pubblici e privati quanto meno incauti), erano talmente disastrose da rendere impraticabile un risanamento senza contestuale abbattimento
In Grecia, punta avanzata del peggior esperimento finanziario / economico di ogni tempo, si rileva quanto siano in malafede e delinquenti i politici e le classi di potere collegate.
Mi chiedo come non si siano ancora sollevati i sudditi.
Capisco che il 50% è attaccato alla mammella statale, ma gli altri, che fanno gli altri?
Escono in massa dalla Grecia?
Subiscono illimitatamente?
Hanno paura?
Sarò poco informato io, ma non capisco.
Peraltro sono stati traditi anche da Tsipras.
A parte il fatto che la Grecia è – di fatto – nata già insolvente, nel 1828-29, al momento della sua “indipendenza” (finanziata da Francia, Inghilterra & Russia). Da allora non è mai riuscita ad uscire dal circolo vizioso: debito, bancarotta, nuovo debito, nuova bancarotta. Solo l’immenso “buonismo” imperante da ormai mezzo secolo può continuare a negare un’evidenza come quella giustamente rilevata nell’articolo. Quello greco (ma non è il solo) è un popolo antropologicamente condannato al parassitismo: un destino sostanzialmente dovuto all’incapacità di autosostentarsi. Ammettere (ufficialmente) questa impietosa quanto inconfutabile realtà avrebbe però conseguenze devastanti, a tanti livelli, a cominciare da quello della farsa “europea”, e scatenerebbe una valanga di interrogativi analoghi (ad esempio sulla spesa pubblica italiana).
Quindi si chiudono gli occhi e si fa finta che tutti siano bravi, onesti e cosí via. Anzi: scommetterei che in un prossimo futuro qualcuno proibirà l’uso del termine “parassita”. In questo mondo di aberrazioni linguistiche – dove ogni ladro & assassino diventa un “ragazzo”, ogni invasore un “migrante disperato” o un “richiedente asilo”, ogni zingaro un “non stanziale” – ci troveremo a dover parlare di “diversamente autoalimentanti”, invece che di parassiti. Il guaio è che cambiare l’etichetta non modifica il contenuto…