di ALBERTO VENEZIANO
Prendo spunto da “I conti con la storia” di Paolo Mieli che a sua volta cita “La banalità del male” di Hannah Arendt. In un capitolo in cui si parla di “fascino discreto della corruzione” Mieli cita la Arendt che, nel suo libro, confronta due nazisti: Adolf Eichmann, il duro e puro, e Kurt Becher, corrotto autore di traffici disonesti, “porcherie” secondo Eichmann. Eichmann, fedele alla sua purezza e rispettoso della legge ad ogni costo, arrivò, fra le altre imprese della sua carriera, a deportare in qualche mese quattrocentomila ebrei ungheresi. Alla fine della guerra la fuga in Sudamerica, la cattura, il processo come criminale di guerra e infine l’impiccagione nel 1962.
Becher, infischiandosene del giudizio di Eichmann sulle sue “porcherie”, continuò fino alla fine i suoi traffici che consistevano nel farsi pagare dagli ebrei per salvarli. Con la tariffa di 2000 dollari a testa mise in salvo 1684 israeliti dalla rete di Eichmann
Peggio dello statalismo corrotto vi è solo lo statalismo incorruttibile. Corruzione non è solo expo&co: è anche “oliare” – magari con del vinello fatto in casa – l’assessore del tuo paese affinché ti lasci tinteggiare la casa come più ti aggrada…
Purtroppo viviamo in un paese dove molte cose legittime son illegali, dove non si può pienamente disporre dei propri averi… immobili, terreni sui quali puoi edificare solo se le mafiette locali son d’accordo, ecc.
Lo stato ha sempre l’ultima parola su tutto.
E’ avvilente dover ricorrere a certi espedienti per poter esercitare i propri diritti, ma è comunque meglio di niente.
Tutto il patrimonio artistico e culturale presente in italia dovrebbe essere affidato a chi lo cura e lo fa rendere al massimo.
E’ un capitale enorme.
E se un capitale non rende, ma costa , affossa chi lo possiede.
La soluzione sarebbe semplice.
Delle gare aperte e tutti che determinano chi si curi di un certo museo, di un sito archeologico, un monumento, etc.
Poi chi la vince si occupa per un prefissato periodo di tempo, 20 anni ad esempio, del bene di cui si è aggiudicato cura e sfruttamento.
Lo stato o vende ciò di cui non riesce ad occuparsi o lo cede in gestione.
Per la cappella sistina non saprei.
Dovrebbe esser proprietà della chiesa romana.
Non so.
Per lo stato vaticano vale lo stesso che vale per quello italiano.