CERTIFICATI DI CREDITO FISCALE, AVANTI CON LE SPESE A DEBITO DELLO STATO

di MATTEO CORSINI

A distanza di due anni e mezzo da quanto me ne occupai la prima volta, mi sono imbattuto in un post pubblicato su Trend Online da Marco Cattaneo circa un anno fa, nel quale viene illustrata una delle tante ricette per risolvere in maniera apparentemente indolore il cronico problema dei conti pubblici italiani. Data la ripetitività con cui certi miracolismi vengono esposti, ritengo utile tornare sul tema. Secondo Cattaneo, “si tratta di introdurre un nuovo strumento finanziario, i Certificati di Credito Fiscale (CCF): titoli da assegnare gratuitamente a una pluralità di soggetti – lavoratori, aziende, pensionati, disoccupati, fornitori del settore pubblico”.

Si dovrebbero notare assonanze con quanto sostenuto dai fautori della Modern Money Theory (MMT), noti illusionisti monetari. Prosegue Cattaneo: “Un CCF permette di ridurre pagamenti futuri dovuti alla pubblica amministrazione, per qualsiasi causale (tasse, imposte, contributi, tariffe, ticket sanitari). In pratica sono diritti a sconti fiscali futuri. Il titolare può monetizzarli in anticipo: un CCF emesso oggi, e utilizzabile come sconto fiscale a partire (ad esempio) dal 2018, ha valore fin da subito. E’ infatti negoziabile e trasferibile, e avrà un prezzo di mercato pari al valore facciale (lo sconto fiscale usufruibile alla scadenza) al netto di un fattore di attualizzazione finanziaria (prevedibilmente modesto) che incorpora l’effetto del differimento”.

In sostanza, lo Stato emetterebbe una nuova moneta fiat (quello sarebbero, in ultima analisi, i CCF) creando ricchezza dal nulla. Sarebbe ricchezza reale? Ovviamente no. Come in tutti gli esperimenti monetari di questo genere, dietro i tecnicismi si arriverebbe sempre ad avere un effetto redistributivo a favore di chi fosse inizialmente percettore a titolo gratuito dei certificati. Ad essere svantaggiati sarebbero, per contro, tutti gli altri. Il fatto è che i primi sono ben identificabili, i secondi no. Si torna sempre al “Ciò che si vede, ciò che non si vede” di Bastiat.

Secondo Cattaneo, l’immissione nel sistema economico dei CCF spingerebbe il Pil, quindi finirebbe per sistemare anche il bilancio dello Stato: “La crescita inoltre aumenta il gettito, compensando gli sconti fiscali ottenuti, a scadenza, dai titolari dei CCF. Il maggior denominatore riduce il rapporto debito pubblico / PIL, e la differenza tra spese e incassi pubblici annui (in euro) cala a zero”. In sostanza l’emissione di CCF consentirebbe allo Stato di non abbassare (o aumentare) la spesa pubblica, riducendo (o non aumentando) le tasse. Il tutto, però, senza aumentare il deficit subito, bensì potenzialmente con effetto differito. Ma a quel punto ci sarebbe stata una crescita del Pil con conseguente crescita del gettito fiscale, con effetti simmetrici sul bilancio; questo dà per scontato Cattaneo. Quindi lo Stato assorbirebbe i CCF in circolazione senza doverne emettere altri.

Al netto delle varianti tecniche, si arriva sempre al caro vecchio Keynes, e alle virtù taumaturgiche del deficit finanziato con questi giochetti a cavallo tra debito e moneta.Credo sia lecito avere diversi dubbi, soprattutto quando si legge che “i CCF consentono un sistema di “clausole di salvaguardia non-procicliche”. Se in un dato anno la congiuntura mette a rischio l’equilibrio entrate-uscite in euro, il governo può sostenere in CCF (e non in euro) alcune spese, o introdurre imposte a fronte delle quali il contribuente riceve una compensazione in CCF”.

Lungi dall’essere scontato che l’effetto sul Pil consenta di riassorbire i CCF emessi, lo stesso proponente mette già in evidenza che, qualora l’economia dovesse andare maluccio, si potrebbe procedere ad ulteriori emissioni di CCF. Ma supponendo che tutto andasse come ipotizzato da Cattaneo, 80 anni di storia di keynesismo applicato dovrebbero aver insegnato che un ammontare crescente di CCF sarebbe ritenuto necessario per non “tarpare le ali alla crescita”. E credo sia lecito temere che se chi governa è convinto di poter risolvere i problemi dell’economia facendo deficit e avendo, per di più, la possibilità di monetizzarlo, la quantità di CCF andrebbe aumentando rapidamente. Ciò finirebbe per aumentare lo sconto per convertirli in euro o in altre monete.

In fin de conti, nessuna illusione può cambiare la realtà: non si sono pasti gratis.

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