IL PROBLEMA E’ L’ITALIA. TUTTO IL RESTO E’ FUFFA ITALIOTA

di GIANLUCA MARCHI

oneto padaniaQuante volte l’ha scritto il nostro compianto e indimenticabile Gilberto Oneto? Centinaia, se non addirittura migliaia: il problema è l’Italia, punto. Tutto il resto è fatto di chiacchiere, di politica all’italiana o meglio per gli italiani, cioè coloro che son usi lamentarsi di qualsiasi cosa, ma son pronti a saltare sul carro del possibile vincitore, soprattutto se hanno l’opportunità di lucrare tornaconti personali e/o familistici, con la speranza che l’incantatore di serpenti di turno non faccia pagare loro pegno, magari scaricandolo su qualcun altro, e facendo finta di non capire che non c’è più trippa per gatti, essendo l’Italia un paese sostanzialmente fallito. Anzi, a dire il vero un po’ di trippa ancora c’è ed è quella assicurata da quei padani (lombardi, veneti, emiliani, romagnoli e piemontesi) che ancora sono così “ciula” da assicurare a Roma un residuo fiscale di circa 100 miliardi di euro l’anno, cioè tasse che vengono prelevate dalla capitale corrotta e infetta e che non tornano più indietro sotto alcuna forma, ma servono a sostentare parassiti e furbacchioni, che sono la stragrande maggioranza del cosiddetto popolo italico.

Senza smontare quella creatura mostruosa e famelica che è lo stato italiano, con tutti i parassiti e i furbacchioni che campano alla sua ombra (anche in Padania, sia ben chiaro), mai nulla potrà cambiare per le nostre comunità territoriali, che ormai sembrano destinate a un futuro da gregariato.

Il partito che era nato per smontare lo stato italico (la Lega Nord originaria), oggi afferma che l’Italia si salva tutta insieme oppure non si salva. E’ una pia illusione oppure una menzogna pronunciata sapendo di mentire, ma utile a raccattare voti italioti che un tempo gli erano preclusi e che, more solito, son pronti a scendere dal carro non appena incroceranno una carrozza più fiammante, grondante di promesse e di potenziali tornaconti. Quella leghista è una conversione assai discutibile, dal nostro punto di vista di indipendentisti, ma politicamente legittima se l’intento di chi la sta determinando è quello di completare la trasformazione del Carroccio da movimento a partito di destra con la speranza di essere egemone nel panorama del centrodestra. Fino a quando? Non oltre il giorno in cui sulla scena comparirà un nuovo Berlusconi che ruberà inevitabilmente la palla a chi verrà comunque bollato di essere nato padano, nonostante in questi ultimi tempi si stia facendo di tutto per cancellare il ricordo della Padania (dopo averne sputtanato l’immagine).

Diciamocelo una volta per tutte: la Lega ha perso da tempo l’occasione di smontare l’Italia e non mi riferisco solo al 1996 quando per qualche parlamentare (nonostante i quattro milioni di voti raccolti) mancò l’obiettivo di essere ago della bilancia fra destra e sinistra, ma persino durante l’alleanza con Berlusconi, il quale avrebbe concesso qualsiasi cosa pur di salvare se stesso, i suoi affari e i propri accoliti, se solo non si fosse trovato in regalo l’appagamento politico di Bossi e la quasi totale insipienza dei più alti dirigenti di cui s’era circondato il segretario federale.

Quel tempo è definitvamente tramontato e ammetto di rimanere sconcertato davanti ai militanti ed elettori leghisti che ancora gridano “secessione” e poi si adeguano alle nuova stagione italica del movimento. Ed anzi esultano per i successi numerici della francese Marine Le Pen, sperando che la leader del Front National infonda linfa elettorale all’amico Matteo Salvini. Costoro ignorano, o fingono di ignorare, che gli indipendentisti interni alla Francia vedono la Le Pen (nazionalista) come il fumo negli occhi, anche peggio di Sarkozy.

Non c’è nulla da fare, il problema è l’Italia. Il resto è fuffa italiota. E a noi indipendentististi più o meno scoraggiati e disillusi rimane comunque il compito di tenere viva la fiammella, sperando che un giorno possa trasformarsi in incendio.

 

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