di ROMANO BRACALINIÈ
Piero Gobetti dice con concisione che “il fascismo è l’autobiografia della nazione”. Non un incidente di percorso ma il naturale epilogo di un paese autoritario, disordinato, senza virtù civiche e morali e senza il culto della libertà. Quando Mussolini prese il potere, dopo aver atteso a Milano la conclusione della marcia su Roma permessa dal re, il Paese presentava un quadro spaventoso di arretratezza sociale e culturale. Un Paese profondamente diviso e diseguale.
Nel 1920 gli analfabeti erano al Sud il 49,6 per cento, al Centro il 29,5 per cento, al Nord il 12,8 per cento, contro una media nazionale del 35 per cento e punte del 62 per cento in Calabria, mentre nel Sud Tirolo ex austriaco, grazie all’opera riformatrice di Maria Teresa, gli analfabeti erano solo l’1,9 per cento. Il carattere autoritario del nuovo regime non dispiacque alla maggioranza degli italiani; l’abolizione delle libertà fondamentale non turbò il loro naturale senso di
Scrive bene, ed informa.
Chapeau !!