di STEFANO ESU
Antonio Simon Mossa affermava: "Non crediamo certo allo slogan: Sardegna nazione mancata, coniato dai rinunciatari di ogni tempo e di ogni colore".
Era il 1967, un tempo in cui parlare di Indipendenza era davvero molto difficile, un tabù vero e proprio, una cosa perfino rischiosa per chi ne voleva assumere in prima persona la responsabilità, il carico, la portata.
A distanza di tanti anni, in questi tempi di politica approssimata del tirare a campare a colpi di spot e annunci miracolistici, in tempi di mistificazioni vergognose della realtà e della rappresentanza, conditi ad ogni occasione dalla retorica delle celebrazioni del nulla con tanto di svolazzi in pompa magna dalle frecce tricolori, perfino il gioco sull’equivoco subliminale di un cartello con su scritto “Via la Sardegna dall’italia” (con la i volutamente minuscola) potrebbe assurgere alla dignità di programma politico e di prospettiva obbligata – reale ed unica – di emancipazione del Popo
È quello che ci vuole di fronte alla “colossale mistificazione delle cose” e della storia, considerando il fatto che questa isola ha cultura millenaria di lingua, risorse, scrittura alfabetica (v. Stele di Nora), etc… perlomeno 1000 anni prima della nascita di Roma negazionista e razzista. Salùdos!!
kuante balle ! …. tutte balle ! …. se kuesti se ne vanno ki li foraggia !? … fanno le prime donne … minacciano … abbaiano, etc. ma solo x skrokkare di + da roma puttana loro referente …
almeno fin dai tempi del komunista Feltrinelli …
Tutti hanno diritto alla propria Patria, non possiamo valutare la situazione durante il regime italico, anche noi siamo snaturati al momento. Fortza Paris!