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Cattedra di sicilianistica in tunisia, quando la lingua locale è protagonista

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di PAOLO L. BERNARDINI Le rivoluzioni devono essere ampiamente preparate da battaglie ideologiche che comprendano aspetti solo apparentemente minori. Ad esempio gli aspetti linguistici. Molto banalmente, finché gli stessi veneti definiranno la loro lingua “dialetto”, accetteranno, anche solo inconsciamente, una condizione di minorità, che sarà di ostacolo a quella rivoluzione restauratrice che porterà all’indipendenza. Linguisti non necessariamente impegnati politicamente, come la Prof. Roberta D’Alessandro (ordinaria a Leiden), entrata recentemente in polemica con il Ministro Giannini, per via della “italianità” contestata dei prestigiosi “grant” ERC, si mostrano, in questo caso in relazione all’abruzzese, fieri difensori dell’uso del termine “lingua”. Come dimostra questo video in youtube, dove il “titolatore”, tuttavia, contraddice nello stesso titolo (“Il dialetto abruzzese”) quel che la D’Alessandro con argomenti assai solidi sostiene: che
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