di MARINO MARIN
Una volta difendeva il territorio, oggi difende le poltrone. Una volta guardava con sospetto alle grandi opere, oggi rincorre i grandi appalti. Una volta mordeva alle calcagna (anche in senso figurato) la stessa polizia che oggi agita contro chi dissente. Una volta era la Lega di protesta, oggi somiglia alla balena bianca: strutta da conflitti interni e logiche correntizie, purtuttavia compattissima laddove l’affare è grosso. Prendiamo la TAV: un’opera inutile, anti-economica, rifiutata dalla periferia e imposta dal centro. Un’opera che è diventata una bandiera anche dell’establishment leghista. Per Bossi è “necessaria”. Per Maroni, allora rivoluzionario, oggi uomo forte di uno stato che quando mostra i muscoli è più bello, un’opportunità per le future amministrazioni, che deve essere realizzata “tirando fuori gli attributi”. Idem per Cota, che dopo aver incontrato Monti, nemico del popolo padano, ma solo alla bisogna, prova ad indorare
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