Le grandi incoerenze dei comunisti: quando l’ideologia diventa una tragica farsa

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di FRANCO CAGLIANI

Avrebbero dovuto sparire dalla faccia della terra il 10 novembre 1989, tra insulti e ignominia. Invece, i comunisti non solo sono ancora tra noi a predicare e governare, ma quelli di oggi sono campioni mondiali dell’incoerenza.

Parlano di giustizia sociale, diritti umani e rivoluzione dal divano di casa loro, ma quando arriva il momento di mettere in pratica le loro idee, fanno macelleria sociale. O peggio: difendono dittature sanguinarie mentre condannano come “dittatori” presidenti eletti che mettono in galera i criminali. È un circo ideologico in cui la realtà viene sistematicamente violentata per farla coincidere con le loro narrazioni.

Prendiamo Cuba. Per i compagni è un paradiso di diritti umani, un modello di resistenza contro l’imperialismo cattivo che sanziona l’isola. Peccato che nessuno di loro si trasferisca in quell’eden, nonostante la vita costi poco. Se davvero fosse il paradiso che descrivono, perché non vanno a viverci? Perchè da Miami nessuno fugge per andare a La Habana? La risposta è semplice: sanno benissimo che è un inferno di repressione, miseria e controllo poliziesco. Ma ammetterlo significherebbe mandare in frantumi il mito. Poi c’è la storiella dell’embargo, dicevo. “Cuba è fallita per colpa degli Stati Uniti”, ripetono come un mantra. Curioso, però, che mezza Europa sia stata comunista per decenni senza alcun embargo né blocco e sia comunque collassata.

L’Unione Sovietica, la Polonia, la Romania, la Germania Est: tutte hanno fallito per le stesse ragioni intrinseche al sistema – mancanza di incentivi, di libero mercato (salvo quello nero che ha prolungato l’agonia repressiva) pianificazione centrale disastrosa, corruzione e carcerazioni. L’embargo è solo una scusa comoda per non ammettere che il comunismo non funziona da nessuna parte.

Eppure, hanno la sfacciataggine di dare patenti di “dittatore” a chiunque non sia sporco come loro. Nayib Bukele, presidente eletto dal popolo salvadoregno, viene dipinto come un tiranno perché ha chiuso i criminali efferati delle gang in prigione. Ma gli stessi che lo accusano tacciono sui veri dittatori non eletti di Cuba, Venezuela e Nicaragua, dove migliaia di oppositori politici marciscono in carcere senza processo. Il fatto è che Bukele non ha incarcerato qualche migliaio di criminali, ma ha liberato qualche milione di suoi concittadini. E qui la loro “logica” va in frantumi: un politico democraticamente eletto che combatte la criminalità è un mostro, mentre un tiranno che perseguita dissidenti è un “compagno di lotta”.

E che dire della “sovranità” di Cuba? I comunisti ripetono che l’isola ha il diritto di scegliere il proprio destino senza interferenze esterne. Peccato che i cubani non abbiano mai avuto elezioni libere e che uscire legalmente dal sistema sia praticamente impossibile. Il “destino” lo decide il Partito Comunista, non il popolo. Ma per i teorici da salotto questa è democrazia.

Quando parlano di fallimenti capitalistici, il disco si inceppa. Sì, esistono governi di destra corrotti e incompetenti. La soluzione, secondo loro, non è votare un centrodestra liberal-libertario. No: si corre verso l’estrema sinistra, quella che promette di dare tutto gratis. Quello che non dicono è che, una volta al potere, questi “salvatori” trasformano il paese in una tirannia da cui non si esce più con il voto. Venezuela docet.

La stessa incoerenza si vede quando difendono regimi teocratici come l’Iran, dove donne, bambini e omosessuali vengono perseguitati e uccisi ogni giorno. Le stesse categorie che in Occidente sono considerate “povere minoranze”. L’importante è che siano contro gli Stati Uniti. La logica è sempre la stessa: il nemico del mio nemico è mio amico, anche se quel “amico” è un regime medievale che lapida le “femmine impure”.

Particolarmente ridicola è la pretesa di parlare di Cuba e Stati Uniti con più autorità di un cubano che ha vissuto metà vita in entrambi i paesi. Ti spiegano tutto con una sicumera insopportabile, arrivando persino a dirti di “studiare di più”. Come se l’esperienza diretta valesse meno di un libro di teoria marxista letto su un divano europeo, con un rolex al polso. Il colmo, poi, lo raggiungono certi esponenti LGBTQ+ che adorano il Che Guevara e Fidel Castro. Ignorano (o fingono di ignorare) che quei due hanno incarcerato e deportato migliaia di omosessuali perché la rivoluzione non poteva tollerare “deviazioni ideologiche”. Il Che, in particolare, era un omofobo dichiarato. Ma per loro è un eroe. La realtà storica viene cancellata se disturba la narrazione.

Quando Maduro è stato catturato, i comunisti occidentali si sono indignati. Intanto milioni di venezuelani e cubani festeggiavano per giorni. La stessa gente che piange per i “diritti” dei dittatori non ha mai pianto per le vittime di quei regimi.

Infine, il paradosso più grande: criticano i ricchi e si lamentano del basso stipendio, ma non si chiedono mai se forse non guadagnano di più perché non hanno competenze sufficienti. Invece di studiare, lavorare, faticare, risparmiare di più e migliorarsi, sognano un sistema che distribuisca tutto gratis. E lo fanno dai loro smartphone capitalistici, su piattaforme americane come Facebook, X e Instagram. Piattaforme che loro stessi non saprebbero mai creare, perché il comunismo non ha mai prodotto nulla di paragonabile all’innovazione capitalista. In fondo, il comunismo moderno non è più un’ideologia. È una malattia mentale. Un modo per sentirsi moralmente superiori senza mai dover confrontare le proprie idee con la realtà. E la realtà, purtroppo per loro, continua a essere testarda.

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1 COMMENT

  1. Sul palestinese Bukele che e le “maras” di criminali la situazione è un po’ più complessa, assai più simile a quella che fu col nuovo stato unitario italiota e la camorra di Tore ‘e Crescienzo.

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